06/01/2008 | di Alberto Di Felice
Grindhouse - A prova di morte
Questione di gambe, piedi e culi

Non si fa che leggere che Death Proof non è che un divertissement. Che dietro la storiella del killer della strada a caccia di belle donzelle c'è sostanzialmente giusto un citazionismo cinefilo fine a sé stesso: certo, Tarantino gira da Dio e fa divertire, ma finisce qui. Lo pensavo anch'io, finché non l'ho rivisto nella versione uscita in Italia. E mi è chiaro ora che questo è un Kill Bill rielaborato secondo l'estetica grindhouse, non semplicemente per riprodurla ma per deformarla per dire qualcosa. Non avevo fatto caso (o non gli avevo dato peso, o più semplicemente non lo ricordavo), ad esempio, al fatto che nella seconda parte gli effetti digitali che sporcano artificialmente la pellicola smettono di esistere. Tarantino smette di giocare con la pellicola durante la sequenza (tagliata nella più breve versione distribuita negli USA assieme a Planet Terror di Rodriguez) davanti al supermercato, all'inizio della quale un salto nel bianco e nero (poco più di sei minuti) segnala una soluzione di continuità.

C'è sempre Stuntman Mike (Kurt Russell), e ci sono sempre delle belle ragazze (Zoe Bell, nonostante il nome, è la meno bella però è la più tosta e indistruttibile, controfigura della Uma Thurman assetata di Bill); però già da qui Tarantino ci dice che questa seconda parte compierà una rivoluzione. Una rivoluzione che avviene in soli 14 mesi, quindi sempre nel mondo contemporaneo; però diviso così idealmente in due. Nella prima metà sembra di essere negli sfasati anni '70, con i jukebox che la fanno da padroni; nella seconda siamo chiaramente negli anni 2000 dei cd e lettori mp3, e l'unica cosa anni '70 che è rimasta è una vecchia controfigura serial killer e una vecchia auto bianca che vogliono guidare delle giovani controfigure femmine. Donne moderne. Nonostante le ragazze parlino di sesso e dintorni, stavolta le conclusioni sono diverse: se nella prima parte Arlene (Vanessa Ferlito) non ha molto da ridire a farsi sbaciucchiare in macchina sotto la pioggia da un poco di buono e poi a farsi provocare da Stuntman Mike fino a cedere e fare lo striptease, qui Abernathy (Rosario Dawson) spiega che «il motivo per cui Cecil non ha una ragazza fissa da sei anni è perché le ragazze se lo scopano. E se ti scopi Cecil, tu non diventi una delle sue ragazze ... Mi sto facendo un po' vecchia per le cazzate».

Prima della scena di cui vado a parlare, comunque, c'è un gustosissimo intermezzo con Sceriffo e Figlio n°1 (Michael e James Parks), che è vice. Vale la pena fare una pausa, come fa il film, e parlarne. Dopo aver (in linea col ridicolo maschilismo messo in mostra —e alla berlina— in tutta la prima parte) interloquito con una bella dottoressa bionda (Marley Shelton), lo sceriffo ricostruisce per filo e per segno quello che è successo. Un caso di "omicidio veicolare" che sa non potrà mai provare. Ha anche inquadrato il tipo di serial killer: «Posso ipotizzare che sia una cosa di sesso, non può essere altro. Impatto a velocità elevata, lamiere contorte, vetri infranti, quattro anime prelevate nello stesso istante: forse solo così quel degenerato riesce a sparare la sua roba gelatinosa». Non essendoci speranza di convincere una giuria della veridicità della sua ricostruzione, lo sceriffo decide che è meglio lavarsene le mani. Siamo ad Austin, ricordiamocelo: capitale del Texas, stato che un tempo governava l'attuale presidente USA. Il dialogo termina con un riferimento (decisamente non casuale, direi compassionevolmente conservatore) ai sacri scritti: «Ti dico come il Signore disse a Giovanni: che se dovesse farlo di nuovo, ti posso assicurare che non lo farà qui nel Texas». E infatti ci spostiamo a Lebanon (cioè Libano, o Medio Oriente che dir si voglia), e con un po' di ritardo la didascalia specifica che è il Libano del Tennessee. I panni sporchi si lavano da qualche altra parte. Ma vediamo cosa succede a Lebanon, Tennessee, tornando alla scena che segna la discontinuità di cui parlavo in apertura.

Stuntman Mike arriva con la sua auto d'ordinanza (una nuova, la vecchia è stata comprensibilmente distrutta 14 mesi prima) davanti al supermercato e si accende una sigaretta. Dopo un po' arriva l'auto con Abernathy, sdraiata sul sedile posteriore con i piedi che escono dal finestrino, Kim (Tracie Thomas) e Lee (Mary Elizabeth Winstead), che gli parcheggiano di fianco a qualche metro di distanza. Stuntman Mike ha trovato le sue nuove prede. Una soggettiva ci mostra l'auto delle ragazze: nel triangolo del finestrino sono racchiusi i dolci piedini di Abernathy, che probabilmente sono la cosa che più cattura l'attenzione di Stuntman Mike. Mike sorride, spegne l'autoradio e continua a guardare; ora possiamo sentire di cosa parlano le ragazze. Conversazione a base di ragazzo conosciuto da Lee (che rimanda a quella del "fatto non fatto" raccontato da Arlene nella prima parte), vodka e Red Bull senza zucchero.

Kim va a far compere, Abernathy e Lee restano in macchina: Abernathy a dormire (con tanto di mascherina da notte) sul sedile posteriore, piedi in fuori, Lee al posto di guida che ascolta il suo iPod e se la canta. Stuntman Mike esce quasi subito dalla sua macchina, ci gira attorno passando da davanti, arriva di fianco a quella delle ragazze (che è parcheggiata al contrario rispetto alla sua) e getta le chiavi in avanti. Stacco sui bei piedi di Abernathy: Mike ne sfiora uno con l'indice, poi accorgendosi che lei ha la mascherina e che non c'è reazione se non una grattatina, si lecca l'indice e ci riprova. Abernathy se ne accorge, e lui porta a termine il giochino con le chiavi. Torna in macchina, riaccende l'autoradio ed il motore, e con una bella manovra in retromarcia guardando con aria di sfida nell'ombra le ragazze torna sulla carreggiata e si rimette in viaggio. Lee commenta facendo gesto col mignolo: «Cazzetto». Le ragazze sono d'accordo con lo sceriffo.

Il bianco e nero termina neanche un minuto dopo, mentre Abernathy (che intanto si è messa gli stivali: da ora in poi non vedremo più piedi nudi) è appoggiata sul cofano a fumare. Si accorge che la macchina di Stuntman Mike è ancora accesa sulla carreggiata (ma non era ripartito?!), e non appena lo fa lui parte in sgommata. Lee, con la sua divisa da ragazza pon-pon, è al distributore a prendere una lattina di Big Red: il ritorno al colore (e la fine dei giochetti con la pellicola) avviene quando Lee inserisce i soldi. Cade la lattina. Al rumore Abernathy si volta: stacco su Lee che, di spalle, si china gambe in mostra a raccoglierla. Tutti i maschietti, come ho fatto io, avranno pensato: «Acciderbolina, che fior fior di gambe». È un pensiero che io (e son certo tutti i maschietti cui piace la passerina) ho fatto più volte durante il film: la prima parte è un'esposizione di piedi, gambe e culi. Abernathy la guarda, come a rimproverarla per il fatto di starsi facendo ammirare così spudoratamente lolitesca, e Lee: «Cazzo vuoi?». Poi le chiede se ha visto quello che è successo, ma rinuncia subito: «Niente, tesoruccio». Lee alza le spallucce e continua beata (l'attricetta è decisamente la più stupidella del gruppo: a testimonianza appare in un numero di Allure, che Abernathy comprerà di lì a poco, che ha in copertina Jessica Simpson, famosa per il suo QI) a bere con i suoi occhioni assorti.

Mentre Abernathy è al supermercato (deve ritirare dei soldi al bancomat), le suona il cellulare (è Lee, che vuole Allure). La sua suoneria è “Twisted Nerve” di Bernard Herrmann usata in Kill Bill. Ecco che, con la fine degli effettini posticci e questa musichetta subliminale, Tarantino ci ha detto a chiare lettere che in questa seconda parte i giochetti sono finiti, adesso è ora di ammazzare il bastardo. Basta gambe, piedi e culi: Stuntman Mike (e noi, soprattutto, che nella prima parte abbiamo riso con lui e ora dovremo ridere di lui) stiamo per essere fatti neri (contro il cartellone di un drive-in che proietta un double feature: Scary Movie 4 e Wolf Creek, prima una parodia horror e poi l'horror vero, come per Stuntman Mike in questo film) da tre donne toste. Lee, l'ultima sciacquetta rimasta, viene messa da parte come pegno, fra le mani di un bavoso meccanico che mi ricorda tanto me mentre ammiravo la pancetta della Ferlito durante il suo striptease (almeno l'inizio, perché il resto Tarantino non ce lo fa vedere, cavolo). «Sì, gli uomini sono dei puttanieri. Oh, non è divertente? È così divertente!».


Grindhouse - A prova di morte #2
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Commenti
#1   06 Gennaio 2008 - 16:58
 
splendides pensées les tiens...

au revoir

Les Folies
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#2   06 Gennaio 2008 - 19:08
 
chi è che esagera nell'attribuzione di significati?
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#3   06 Gennaio 2008 - 20:10
 
Sempre con queste domande difficili-- Come risposta, comunque, io sto ancora aspettando che ti affitti il dvd di Quattro minuti (credo ti riferissi a questo, no?) per rivedertelo con telecomando d'aiuto in modo da descrivermi almeno qualcosa che possa esemplificare perché e COME quel film è "appassionante". Non ho il minimo dubbio che non troverai un cazzo.
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#4   06 Gennaio 2008 - 20:16
 
io, non potendo rivederlo, ho riletto la mia rece: che non parlavo di temi, ma di sviluppo dei temi, di messinscena dei temi. Che è il cinema, in un parole, più di un semplice sarcasmo sulla mancanza di cinema---
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#5   06 Gennaio 2008 - 21:18
 
Apparte che saremmo OT, ma essendo il mio blog decido che siamo IT. La tua recensione è un insieme di aggettivi e dichiarazioni di fede. "un'opera complessa, matura ed avvincente, ispirata ad una storia vera e rielaborata con un tocco narrativo convincente [che] riesce ad evitare le secche dell'effettismo e della banalità grazie allo stile, ai toni scelti, alla cura dei personaggi e, ovviamente, agli attori". Poi fai riferimento ovviamente ai temi, che se è utile (necessario, anche se non sempre nello stesso modo) individuare, da soli non dicono granché. Della messinscena parli solo qui: "La regia riesce nel piccolo miracolo di non drammatizzare oltre il dovuto, di seguire e pedinare volti e corpi delle sue attrici, di combinare la secchezza dello stile con la voluttuosità del racconto, facendo fondamentale perno sul talento ed il vigore delle due superbe interpreti". A questo posso tranquillamente rispondere che la regia fa schifo, e che le interpreti (tranne forse la giovane, che va un po' meglio) sono tutto fuorché superbe. Con la tua recensione si può essere d'accordo o non esserlo, perché è solo un'opinione. Eddai, affittati 'sto dvd--
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#6   06 Gennaio 2008 - 23:55
 
Posto che sull'ultima frase potrei darti retta, resta il fatto che essendo una rece (e non per mio diletto, ma per lavoro) non potevo analizzare la messinscena. Potrei farlo in sede di revisione. Ciò non toglie che mi sembra che i valori filmici, sebbene strettamente legati ai temi (che poi è operazione congeniale al tipo di film), li ho esposti. Ho parlato dei temi e di COME il film li tratta. che è esattamente il cinema. non solo messinscena (come in Grindhouse), ma messinscena di qlc...
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#7   07 Gennaio 2008 - 01:15
 
Manu, non sto dicendo che hai scritto frasi senza senso-- So perfettamente cosa vuol dire scrivere una recensione di quel tipo dopo una sola visione. Solo che alla nostra discussione sono perfettamente inutili perché mi spiegano solo il tuo parere sul film, che è un parere fondato su valori filmici (come il film tratta i temi) sui quali siamo in totale disaccordo. Così continuiamo solo a dire "è bello" e "fa schifo". Però stai già ammettendo che i temi hanno avuto un certo ruolo, il che non è male. Ti stavo appunto chiedevdo di rivedere il film, se ti va, per fare una qualche analisi più approfondita che possa spiegarmi COME il film dà forma a questi temi. Che è il cinema, che è Grindhouse nonostante quel che sembra. Se poi per qualcosa intendi la storiella commovente, allora Grindhouse non è cinema, vabbe'.
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#8   07 Gennaio 2008 - 01:43
 
da un punto di vista cinefilo o filmico, forse Grindhouse è più cinema: e di sicuro Tarantino è infinitamente + cinema di Kraus.
Ma per qlc intendo uno sostrato che possono essere i temi o una + profonda visione del mondo (e del cinema), che forse Krause non ha. Ma che almeno cerca di comunicare universalmente, anche attraverso la commozione e l'emotività popolare; a differenza di Death proof, che come un Godard basso e di ripiego cerca di comunicare solo all'ìinterno di un suo cerchio, settarizzando il cinema e la cinefilia. Giocando, anche con successo, sul vuoto. E i temi e i sottotemi che tu hai trovato rumoreggiano di ipertrofia mentale ;)
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#9   07 Gennaio 2008 - 01:50
 
ho riletto: sai che hai fatto una lunga ricapitalozione, ma in concreto non hai detto nulla di quello che il film dovrebbe aver detto (a parte che ti è piaciuto di più)?davvero la forza del film sono i residui di una poetica?il gioco manierista su stessi?su un'interpretazione forzata di una svolta narrativa?
mah...
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#10   07 Gennaio 2008 - 02:19
 
Ma non so. Mi sembra strano che mi vieni a parlare adesso del fatto che non avrei detto quello che il film ha detto dopo che: 1) mi hai fatto la predica sul messaggio altrove e 2) ho descritto due (tre) scene mostrandone la dinamica e i collegamenti di queste fra di loro e col resto del film, e come quello che quelle scene devono significare (quello che mostrano attraverso la trama) diventa capacità di creare linguaggio pensante e non solo onanistico. Non l'ho fatto nel modo migliore, probabilmente, mi sono tenuto sul poco tecnico, ma l'ho fatto. Non ho fatto un'analisi dell'intero film, anche perché il mio tempo durante la giornata è limitato e nessuno mi paga per scrivere delle tesi sul mio blog. Se poi tu vuoi glissare sugli spunti che ho dato dicendo che cmq sono pazzo e vedo i mulini a vento, sei liberissimo, ci mancherebbe altro. Però dirmi che non ho scritto un cazzo no. Io ho parlato del film, prendendo spunto da alcune cose che ho trovato interessanti, di come dalle scelte di Tarantino emergono temi, tracce interne ed esterne non utili solo ai fini della messinscena per capire quando bisogna staccare per fare più figo (tipo ne La città proibita) ma per ragionare sul cinema, e di riflesso anche sul mondo. Che questo sia un film femminista, fra le altre cose, lo hai detto anche tu altrove: io ho cercato di riflettere su COME lo è. Si chiama analisi, mi pare. Se poi tu vuoi la commozione e l'emotività popolare c'è sempre C'è posta per te. O La città proibita.
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#11   07 Gennaio 2008 - 11:55
 
Io ho letto un'analisi di come le scene possono essere collegate al film, di come giocano blandamente sulla poetica di Quentin, ma non su come queste tracce (che io pure, come rilevi, ho trovato) diventino temi, visione del mondo (a differenza di tutti gli altri film tarantiniani). O se l'hai fatto non l'ho capito io e ti chiedo scusa.
Poi la mia affermazione non era un insulto, era una provocazione, visto che alcune volte (Zhang in testa) tu hai ironicamente tacciato me delle stesse cose.
Quello che hai descritto è un gioco interno alla sceneggiatura che, almeno dalle tue parole (a parte lo spunto Lebanon non sviluppato), non diventa mai esterno. e non lo diventa neanche nel film.
Tarantino, volutamente, non riflette neanche solo sul cinema, ma lo usa per creare una macchina filmcia, personale, ma non intima. Si e ci diverte, ma non aggiunge nulla al suo percorso.
Io non cerco l'emotività popolare, ma a volte è un mezzo migliore di comunicare che non dialoghi di 20' su un film che in pochi hanno visto.
E la suoneria di Twisted nerve mi ha irritato non poco...
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#12   07 Gennaio 2008 - 14:17
 
Apparte il fatto che le scene, tecnicamente, SONO il film. Il film non è un ectoplasma cui ricolleghi le scene. Che la suoneria ti abbia irritato è fatto del quale possiamo beatamente infischiarci. Dato il titolo direi che non è neanche un male. Davvero non capisco di cosa stai parlando: sai cos'è l'analisi di un film? Se per te si riduce a declamare i famosi temi, non l'ho fatta e non mi interessa. E poi che cos'è la visione del mondo? Io ho descritto come funzionano quelle scene, e in una certa misura (con tutti i limiti che mi sono propri) così facendo dovrei aver dato un'idea del modo in cui questo film funziona. Un film è appunto questo, la visione del mondo è appunto questa: quello che tu chiami un gioco interno alla sceneggiatura (io direi alla regia, che tanto è sempre di Tarantino) dalla cui ricchezza si ricavano spunti. La bellezza di un film è appunto quella di racchiudere un discorso AL SUO INTERNO, per come porta avanti la sua trama e per come dice delle cose per tramite della messa in scena. E' tramite questo gioco e la ricchezza (non semplicemente visiva: l'opulenza il più delle volte non serve a un cazzo, vedi Yimou) che esprime che si ha quella cosa chiamata trasfigurazione, è tramite la ricchezza interna del film che il film stesso si apre al mondo. E il mondo non è che l'intelletto, a mio avviso. Questo film lo stimola, per come ti invita a riflettere su quello che vedi. Quattro minuti no, Quattro minuti al massimo puoi "sentirlo". Che poi non ti sia piaciuto è un altro conto.
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#13   07 Gennaio 2008 - 14:38
 
So cos' è l'analisi del film, e tu, nelle tre scene, l'hai fatta molto bene. Il punto è che non sei riuscito a comunicare come e perchè il film si apra al mondo: semplicemente perchè non vi si apre, ma si offre semplicemente ai chi vuole godersi uno spettacolo fuori dagli schemi. Che mi è piaciuto, ribadisco. I temi, in un film sono importanti, checchè tu ne pensi, ed è ancora più importante come vengono svolti. Per temi non intendo messaggi, ma un modo di raccontare idee attraverso le immagini. Per me stavolta Tarantino non è riuscito a farlo, limitandosi (e non sarebbe cmq poco) a giocare con i rimandi di un epoca, di un cinema, di un mondo poetico e interiore, senza che questo si schiuda. Il fatto che poi sia riuscito a renderlo personale significa che Tarantino è un grande regista, non che questo sia un grande film...
Che poi guarda quante storie per solo 1/2 stellina di differenza...;)
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#14   07 Gennaio 2008 - 14:58
 
Secondo me ci sono riuscito. Ma forse non nel modo che vuoi tu, perché ti ripeto che a me i temini commoventi e poetici non interessano e non penso che un film per essere alto debba averli. Pensarlo è limitante. Questo film è puro racconto di idee attraverso immagini, cribbio. Questo film "si schiude" al mondo, riprendendo quello che scrivevo nel commento precedente. Poi se non si schiude PER TE fa niente. Sono, in questo caso, lecite opinioni e preferenze personali. L'importante è che non mi dici che ho parlato del nulla perché sarebbe palesemente falso. ;)
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#15   07 Gennaio 2008 - 15:04
 
Il modo che voglio io non è quello fatto di termini o temi (che poi spero che quando io dica commovente e soprattutto poetico, tu non pensi al senso "perbenista" del termine, specie in Tarantino), è quello in cui le scelte di regia comunichino qualcosa oltre quello che è mera sceneggiatura o mera regia. Il "art for art's sake" che è davvero limitante e sterile...
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#16   07 Gennaio 2008 - 15:54
 
Ma Death Proof comunica, è questo il punto. Proprio perché ha una sceneggiatura ed una regia internamente e contemporaneamente perfette. L'unica arte per l'arte è l'arte che è solo esibizione visiva o tecnica senza che questa elabori alcun significato. Per significato intendo dire qualcosa in più della trama, che non è per forza i temi sui grandi sistemi ma qualsiasi riflessione che esclusivamente attraverso la grammatica della messa in scena può essere generata. Nel caso del cinema l'arte per l'arte è il cinema che usa il suo apparato con lo scopo principale di far fluire una trama, senza che l'apparato stesso le sia essenziale se non come meccanica (magari opulenta) riproduzione visiva. E' per questo che La città proibita (mi) fa schifo. Il fatto è che molta gente scambia quello che ha un bell'aspetto (o dei bei temi) per buono o fantastico, e si emoziona; poi però quando deve spiegare perché quella cosa è emozionante (nel senso di far vedere quali scelte la rendono tale, e come) non sa farlo. Ovviamente perché dietro non c'è nulla, c'è solo la storia (o le belle immagini) cui si sono "appassionati". E' per questo che Sunshine (mi) fa schifo. Come credo di aver dimostrato, se guardi una scena di Death Proof sei portato non solo a seguire la trama, ma a ragionarci sopra. E' la complessità di sceneggiatura e di regia, nonostante il film sembri un divertimento che Tarantino ha girato da ubriacone qual è, che ti obbliga a farlo, se vuoi farlo. Però, al contrario di Sunshine, non parla dell'universo mondo e nessuno tocca il sole in un sogno delirante, e quindi per te non comunica niente-- Non ti "emoziona". Invece per me fa splendidamente quello che un film dovrebbe fare.
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#17   07 Gennaio 2008 - 20:23
 
non dare per scontati i processi attraverso cui mi emoziona, cosa mi piace in un film e cosa no, peccheresti di superficialità...
io sono perfettamente d'accordo con te, adesso, su ciò che dici; trovo solo che Death proof non lo faccia fino in fondo, specie rispetto ad altri film di Quentin.
Credo di aver spiegato perche reputo ottimo Sunshine, (e non l'ho fatto per Zhang, non avendone scritto una recensione) se poi tu vuoi ridurre tutto ai temi e non alla messinscena non posso farci niente, come per Quattro minuti.
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#18   07 Gennaio 2008 - 21:21
 
Io una tua recensione de La città incantata me la ricordo-- A me piacerebbe sapere i processi per cui ti emozioni, cosa ti piace e cosa non ti piace. E' appunto per questo che continuo a chiederti, sempre se hai tempo, di spiegarmi un po' più approfonditamente perché pensi Quattro minuti o Sunshine sono buoni film. Su Sunshine abbiamo discusso a lungo altrove: il mio punto, al contrario di quello che hai appena scritto, è che anche se tu giustifichi il tuo apprezzamento facendo riferimento al "lavoro sulla materia" di Boyle (non rigirarmi il discorso sui temi--), in concreto questo lavoro sulla materia non si sa cosa sia. Per me, il "lavoro sulla materia" si riduce appunto a delle "belle immagini" nelle quali non c'è molto significato se non quello che con un po' di bontà può costruirsi lo spettatore. E' un cinema vuoto, non articola al suo interno: mostra e si aspetta che tu faccia il resto. Boyle lo spiega bene (ma per lui è un pregio) nel commento al dvd. Mi farebbe piacere anche qui se tu prendessi almeno un qualcosa del film per farmi un esempio, per aiutarmi a capire di cosa stai parlando. Io non ho la verità in tasca, mai avuta e mai l'avrò, quindi sono apertissimo ad un confronto; però magari un po' più sul concreto.
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#19   08 Gennaio 2008 - 00:00
 
ti capisco, e dovrei però, per avere veri argomenti che non siano la memoria, rivedere i film suddetti. Appena fatto lo farò: + difficile perche meno razionalizzabile, parlarti di cio per cui mi emoziono. lo farò mano a mano...
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#20   08 Gennaio 2008 - 00:18
 
Ho scritto La città incantata-- Vabbe', s'è capito-- Dai, patto. ;)
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#21   08 Gennaio 2008 - 00:34
 
tra l'altro ho riletto la rece di La città proibita, e mi sembra di - nello spazio di una recensione - aver detto le cose che tu cerchi. che poi tu non sia d'accordo, è un tuo problema... :P
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#22   08 Gennaio 2008 - 00:57
 
Ma tu scrivi sempre buone recensioni, a volte ottime o ottimissime. Il problema è che in una recensione del genere (anche quelle che scrivo io, sia chiaro) puoi trovare per forza di cose solo un'argomentazione che indicativamente descrive com'è il film, per grandi linee. Certo, poi puoi argomentare bene o male, ma non hai proprio lo spazio (né i mezzi: quando sei in sala non hai un telecomando per fare un fermo immagine e studiarti il quadro, o fare il resto che ti pare) per fare un'analisi più seria. Anche perché il film lo vedi una volta sola, e le variabili che entrano in gioco nel valutare un film dopo una sola visione sono infinite: è per questo che io spesso mi son trovato a cambiare idea, come nel caso di Death Proof. Insomma, la tua bella recensione non mi aiuta molto.
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#23   08 Gennaio 2008 - 01:00
 
no infatti, e anche io uscì dalla seconda visione di death proof + convinto della 1^. ma non abbastanza da pensarlo un grande film.
e cmq, se sono d'accordo con il discorso generale sulle recensioni, credo che in parte ne la città proibita il discorso che tu fai io lo esponga, sommariamente. le immagini, le sequenza, gli elementi della messinscena che escono dal mero sviluppo della trama. se poi vogliamo fermarci alle apparenza (parlo di Zhang) facciamolo pure...
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#24   08 Gennaio 2008 - 01:37
 
Ma infatti pur non essendo molto d'accordo nelle conclusioni, elementi più concreti su cui riflettere in quella tua recensione (al contrario di quella di Quattro minuti) oggettivamente ci sono. Anche perché qualche pregio quel film oggettivamente ce l'ha; infatti gli ho dato due stelline. Almeno nella prima ora o giù di lì il film mi stava piacendo e non poco, ci avrei probabilmente trovato i tuoi stessi pregi; i problemi di vacuità li ho trovati dopo. Sicuramente è proprio un problema di questo wuxia che tu tieni a specificare non lo è: quando il film (ed è il film, perché nel teatro tradizionale le cose che fa Yimou non si potevano fare--) si ricorda che bisogna fare un po' di wuxia (negli altri era tutto il film, qua è concentrato alla fine) non ho visto più un'inquadratura che dicesse qualcosa, solo roba che mostra 'sti dannati combattimenti. Se qualcuno può gasarsi, come per 300, io ho diritto di rompermi le balle e dire che Yimou ha mandato buona parte del lavoro di prima in fumo. Questo scambio di battute sta diventando troppo lungo, e sta deviando senza meta, ma cosa cazzo ce ne frega--
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#25   08 Gennaio 2008 - 01:54
 
non ce ne frga nulla...
tra tutte le cose che potrei risponderti, ora mi va solo di affermare che la maggior parte degli artisti marziali cinesi si sono formati all'Opera di Pechino, dato che i principali combattimenti coreografici avvengono, da secoli, sul palcoscenico del più importante teatro classico cinese...
sel fatto che poi il film perda spessore e significato non sono d'accordo, e come sempre in Zhang l'apparente grafismo nasconde di +, come anche nei wuxia duri e puri. hero te lo potrei analizzare quasi a memoria, ma per gli altri due aspetto...
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#26   08 Gennaio 2008 - 13:04
 
Hero me lo riguarderò, visto che ti piace così tanto. Ricordo solo che, al contrario de La foresta dei pugnali volanti (che come La città proibita almeno se po' guarda'), mi ha fatto *tremendamente* schifo. Non ricordo nient'altro.
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#27   08 Gennaio 2008 - 15:21
 
La scelta dei colori, l'ordine delle sequenze, gli stili coreografico-narrativi, il tema della calligrafia che diventa calligrafia registica e simbolo di un mondo...
Narratuvamente è più intenso La forsta, ma Hero è più intenso filmicamente...
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#28   07 Aprile 2008 - 10:03
 
sinceramente, non capisco perchè "raccontare" per filo e per segno una o più sequenze, anzi direi fare una trascrizione di una o più parti della sceneggiatura, dovrebbe, di per se, giustificare o spiegare il film.
Ok, ci hai spiegato quello che chiunque può vedere... grazie mille... ;-)

andag
utente anonimo

#29   08 Aprile 2008 - 17:10
 
Mi ero perso il commento dell'amico andag!

E il commento mi fa sorgere il sospetto che ad andag l'analisi di scene e sequenze non piaccia. Va bene, non deve piacere a tutti! ;)
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#30   09 Aprile 2008 - 09:43
 
No, l'analisi di solito mi piace, se è analisi...
Quello di cui non capisco tanto l'utilità, è la trascrizione, il resoconto (in una parola: la sceneggiatura) di quello che abbiamo visto. Ok, l'ho visto anche io il film.
E cosa dovrebbe spiegarci, o farci capire, una ri-trasposizione?…

La tua parte di analisi, invece molto ridotta, non mi convince molto: perchè non è vero gli effetti "vintage" scompaiano nella seconda parte del film. Ad esempio, proprio sulla chiusura del film, a ribadire che si tratta di un tutt'uno (e quindi anche se permetti a smentire la tua lettura), gli effetti ritornano: nel fermo immagine con cui termina il film, tipico di tanti film kung-fu, nel "falso" cartello "the end" con fine immediata e brutale del rullo, senza titoli di coda, come terminavano tanti film del genere, a cui segue la "vera" fine con i titoli di coda in tutt'altro -non spurio- stile: come a mettere tra parentesi il film, come a suggerire l'artificio letterario del manoscritto ritrovato, come a dire strizzando l'occhio: il film che avete visto "non" è un film di Tarantino.
E, in effetti, è proprio così, a voler vedere le cose come stanno…
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#31   09 Aprile 2008 - 18:05
 
Beh, la mia analisi è ridotta semplicemente perché ho preso brevemente un'area sensibile del film, quella che congiunge le sue due parti, che secondo me è particolarmente importante per capire il discorso che il film porta avanti. Fatta una introduzione, che in effetti è breve, son passato a descrivere perché e come quello che ho detto viene sostanziato in questo momento chiave del film. E se ho descritto (l'analisi è anche descrizione, il ritrovamento di determinate cose, che fungono da ipotesi di lavoro, in come il film le racconta e mette in scena) è appunto per mostrare (per rendere ancor più esplicito *come* il film mostra) queste cose. E in effetti non ho rivelato nulla di arcano, ma semplicemente ho posto in evidenza ciò che il film fa. Il ritorno dei finti effetti nell'ultima inquadratura (e solo nell'ultima inquadratura) non mi sembra smontare la mia analisi, dato che gli effetti tornano appunto a film ormai terminato, qui sì come puro vezzo ludico. A maggior ragione perché va tenuto conto che il film va ricollegato con quello di Rodriguez, fungendo da secondo capitolo in un virtuale unicum, e che quindi quella fine "sporcata" dà in un certo senso un'idea di chiusura all'opera bifronte (ricordiamoci sempre la vicenda distributiva) nella sua totalità, più che essere confinata al discorso interno portato avanti da Tarantino che più o meno ho descritto (che con i giochetti di Rodriguez, grazie a Dio, non c'entra nulla).
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#32   10 Aprile 2008 - 09:03
 
insomma: decidi tu quando gli "effetti" hanno funzionalità espressiva, e quando invece sono puro vezzo ludico, a seconda di cosa vuoi fare dire al film; film che "va ricollegato" a quello di Rodriguez, con il quale peraltro ("per fortuna") non c'entra niente.
Tutto e il contrario di tutto.

E' un meccanismo che ho visto in atto tante volte: quando un film, soprattutto se di un autore che sia ama, non è esattamente quello che ci si aspettava, ci si appiccicano sopra un bel po' di sovrastrutture e di contorsioni mentali, fino ad autoconvincerci che è un capolavoro.
ma non è meglio (e più rilassante) prendere le cose per quello che sono? Soprattutto quando è evidente che il regista, per primo, chiede di non essere preso troppo sul serio?

andag
utente anonimo

#33   10 Aprile 2008 - 17:56
 
andag, io trovo davvero esilarante questa tua certezza di essere quello che conosce in maniera assoluta le cose "per quello che sono". Mi pare di non sbagliarmi proprio, ancora una volta, dicendo che, fosse per te, Gli uccelli parlerebbe di un'invasione di volatili-- Le tue argomentazioni sono sempre fondate su questa limpida affermazione che il lapalissiano è la verità.

Certo che è rilassante fermarsi alla superficie delle cose, perché quello che dici questo è: rimanere alla superficie delle cose.

Io non decido assolutamente nulla, ma neanche tu. Trovo strano, ad esempio, che la tua obiezione non tenga conto neppure per un secondo del perché quegli effetti sono finiti esattamente dove dico io, fino all'ultimissima inquadratura. Perché ovviamente per te questo non ha nessun significato, ovvio-- Tarantino dev'esser tanto sbadato da essersi scordato-- E' un modo di vedere le cose che sarà lecito, ma che francamente non mi interessa.

Poi è anche un po' sterile che tu faccia giochetti di parole sul collegamento con il film di Rodriguez, che a quanto capisco non hai neanche visto.

Per la cronaca: questo film non è un capolavoro. Io, almeno, non l'ho mai detto. E di Tarantino in sé come autore, tra l'altro, me ne importa molto relativamente. Come non me ne frega assolutamente nulla di Gibson, per riprendere una nostra vecchia conversazione.
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#34   10 Aprile 2008 - 18:07
 
"esattamente dove dici tu" un paio di zebedei, visto che non ti eri nemmeno accorto che ritornano nel finale... salvo quindi decidere che, nel finale, hanno un solo significato ludico...

no, non hai scritto che era una capolavoro, SCUSA se ti ho frainteso quando leggevo "F I G A T A", oppure "un film ottimo... Ottimo, cinema all'ennesima potenza, basti pensare al grandioso montaggio."

ma per favore, siamo seri...

andag
utente anonimo

#35   10 Aprile 2008 - 18:17
 
Se tu non sei in grado di vedere o apprezzare l'ottimo montaggio di questo film, non posso che dispiacermi per te. Per il resto, ti ho già risposto.

Un saluto ;)
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#36   11 Aprile 2008 - 08:48
 
non sviare, non sviare... hai capito benissimo cosa volevo dire, va la' caro marpione... il superlativo assoluto l'hai usato per il film... che non è un capolavoro, apprendiamo adesso, adesso che ci siamo trincerati a difendere il montaggio... ;-)

che poi (purtroppo non c'è la controprova ma sarei disposto a scommettere quello che vuoi) se non avesse il brand di Tarantino, ma di un regista sconosciuto, questo film l'avresti benignamente liquidato come una faccenduola piacevole e divertente; e il montaggio,un buon montaggio come tanti; l'inseguimento, un buon inseguimento come tanti, come ne girano anche le buone seconde unità.

E visto che l'hai citato a sproposito, amico mio, magari ti sarai anche accorto di quanto le scene dell'inseguimento siano influenzate dai Mad Max di George Miller... già, quelli con Mel Gibson... ;)

epperò niente, ma proprio niente di tutta questo può rendere Death proof "cinema all'ennesima potenza" (bum!).
Divertissement all'ennesima potenza; questo sì.
Ci vorrebbe davvero un po' di equilibrio.


andag
utente anonimo

#37   11 Aprile 2008 - 20:06
 
Infatti l'ho usato per il film: Death Proof è un film ottimo. A me alle elementari hanno insegnato che "ottimo" e "capolavoro" non sono la stessa cosa. Non mi hanno insegnato il termine "figata", alle elementari, ma puoi chiedere a chi ti pare: stai certo che tra "figata" e "capolavoro" c'è differenza.

Che il montaggio come il film sia ottimo lo dimostrano, fra le altre cose, proprio le scene che ho preso in esame, anche se non ho analizzato nello specifico il montaggio. Questo è un lavoro di regia e montaggio da ammirare a pieni occhi e piena mente: è, appunto, cinema all'ennesima potenza. Degli inseguimenti non ho parlato, e in verità non me ne era fregato nulla neppure la prima volta che l'ho visto.

Se questo film fosse stato di un altro regista, probabilmente, manco l'avrei visto. E avrei fatto male, *molto male*. Sarei stato uno scemo.

Ho recuperato il dvd, tra l'altro, e dato che ti avevo risposto fidandomi ciecamente di quanto dicevi, senza rivedere il finale incriminato, ne approfitto per fare una precisazione. Nel post io parlo specificamente degli "effetti digitali che sporcano artificialmente la pellicola": ebbene, questi effetti (quelli da "pellicola rovinata"), smettono di esistere esattamente dove dico io. Nel finale (a film, come dicevo, ormai terminato), in effetti (ed evidentemente la cosa mi è sfuggita di mente, ma non intacca affatto la mia analisi, anzi la completa), ritornano, ma non sul The End che dici tu: sulle vecchie foto (puro tributo a quelle donne dei tempi andati) che intervallano per un po' i titoli di coda. Ad un certo punto, fra di loro compare brevissimamente anche la Ferlito in un outtake, e non a caso dato che lei fa parte della prima metà del film, ossia quella che ha la pellicola "sporcata".
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#38   12 Aprile 2008 - 10:11
 
no, evidentemente avere il dvd non è condizione necessaria nè sufficiente per capire ciò che si vede...
Io non ho il dvd ed ho visto il film solo una volta, più una seconda visione a spizzichi, zappando tra una cosa e l'altra, ma credo di poter raccontarti a memoria come finisce.

c'è un primo fermo immagine, con Stuntman Mike a terra, a questo punto la scritta "THE END" si ingrandisce al centro dello schermo ed a questo punto il "rullo" finisce (stiamo parlando dell'effetto visivo) accompagnato anche dall'effetto sonoro ben noto a chi ha visto questo genere di film, che terminavano in questo modo, ed è appunto il rumore della pellicola che si blocca. Nero.
Il film è finito.
A questo punto compare "written &directed by...", e come dicevo quasi a chiudere il film tra parentesi,a suggerire l'artificio del manoscritto ritrovato, abbiamo un secondo finale, un'ultima scena (reprise) che è quella in cui la Dawson con il tacco dello stivale spacca la faccia a Mike. E un nuovo fermo immagine, ed i titoli di coda.

Fatto: è evidente che ci sono due finali, uno appresso l'altro. Tra i due c'è l'effetto di "fine rullo", che forse ti è sfuggito.E questo è il fatto.

Interpretazione (opinabile, ma non credo più di tanto): non credo che la cosa sia casuale, che Tarantino non sapesse quello che faceva e gli sia uscito così per puro caso; quindi il doppio finale (e tra i due stanno gli effetti a cui mi riferivo) è lì evidentemente a suggerire qualcosa.
A mettere tra parentesi il film.
A suggerire qualcosa del tipo del manoscritto ritrovato, tanto per intendersi.
Ed anche, a chiedere di non prendere troppo sul serio questo film, o a non prenderlo "troppo" come film di Tarantino. L'interpretazione, soltanto questa e quest'ultima parte, può essere opinabile, ma neanche tanto se poi andiamo a vedere che Tarantino stesso si è, sostanzialmente, espresso in questi termini parlando del doppio divertissement con l'amico Rodrgiuez.
utente anonimo

#39   12 Aprile 2008 - 10:14
 
naturalmente: andag.
scusa la pigrizia del non registrarmi (lo prometto dalla prossima volta) e qualche errore di battitura, sono un po' di corsa.
utente anonimo

#40   12 Aprile 2008 - 12:17
 
Ti stai sbattendo inutilmente: io parlavo precisamente degli effetti da pellicola sporca, tu stai parlando di una cosa diversa. E proprio quei "due finali" (o meglio, il finale con reprise) non mi sembra mettano fra parentesi nulla: anzi, quel finale fa molto Tarantino, e c'è la classica scritta "written & directed by" col carattere e col colore che conosciamo tutti benissimo. Non mi sembra il modo migliore per dire: "Questo film non è mio".

Tarantino, poi, può dire quel che vuole-- Solitamente rilascia le interviste da ubriaco; ma è anche vero che ubriaco lo è sempre, specie quando scrive, dirige e monta. Lo è sempre stato. E poi ricordiamoci che "ai registi (come a qualsiasi artista) non piace spiegare troppo i propri film".
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#41   14 Aprile 2008 - 08:26
 
pensa un po', a me sembra che chi si sta sbattendo inutilmente sia tu... io parlavo precisamente dell'effetto di pellicola sporca: il FI finale che "salta" improvvisamente dopo THE END, accompagnato da un inequivocabile rumore di filne rullo.
E' assolutamente assimilabile ad uno degli effetti (salto di rullo, finte- cesure-mal-fatte) che si vedono nella prima parte.
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#42   14 Aprile 2008 - 09:01
 
Infatti avevo capito. Io parlavo di altro, e specificamente della pellicola sporca. Ma proprio sporca-- Non del montaggio fatto in un certo modo: della pellicola sporca.
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#43   14 Aprile 2008 - 09:52
 
sì, infatti, anch'io
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#44   14 Aprile 2008 - 10:08
 
No, stiamo parlando di due cose diverse. ;)
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#45   14 Aprile 2008 - 11:25
 
no, sei tu che pretendi che siano cose diverse.
Perchè ciò di cui parlo io, una finta fine di rullo accompagnato dal relativo effetto sonoro, è un vero-effetto di finto-vintage esattamente come gli altri, quelli della prima parte, in cui la pellicola saltava, o le giunzioni imperfette portavano ad una percettibile sovrapposizione del fotogramma, eccetera eccetera eccetera.

Ma se hai il dvd, perchè non te lo guardi? ;)
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#46   14 Aprile 2008 - 12:14
 
Più che altro suggerirei ti procurassi tu una copia del film, perché continui ad insistere sullo stesso punto: e io non posso che ribadire che stiamo parlando di due cose diverse, molto semplicemente. Io non sto parlando di questi effetti di montaggio - montaggio che cmq è *sensibilmente* diverso (se escludi questo cavilletto del The End, sul quale ci sarebbe cmq da discutere) fra le due parti del film, assieme alla fotografia -- e non a caso. Sto parlando degli effetti digitali che "sporcano" *letteralmente* l'immagine: le linee verticali, le bruciature di sigaretta e compagnia bella.
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#47   14 Aprile 2008 - 15:48
 
mi sembra abbastanza assurdo dovere precisare anche questo, ma le righe sulla "pellicola", i salti di rullo, le giunture imperfette, così come la fine "abrupta" di cui sto parlando fanno parte della medesima categoria di effetti... effetti finalizzati a riprodurre un certo tipo di pellicola "anticata".
Il montaggio non c'entra un tubo!

La prova che non hai capito cosa sto scrivendo si ha quando scrivi:

"Io non sto parlando di questi effetti di montaggio - montaggio che cmq è *sensibilmente* diverso...".

Ecco, tu mi rispondi che non stai parlando del montaggio, come se ne stessi parlando io. Mentre io non ho, mai, parlato di montaggio... a meno che, ma vorrei non crederlo, tu stia confondendo il montaggio con i difetti e le giunture imperfette di una finta-pellicola rovinata... ma, ripeto, non voglio pensare che sia questo...
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#48   14 Aprile 2008 - 23:22
 
La fine abrupta (nessun effetto visivo, solo un semplicissimo stacco su nero; c'è l'effetto sonoro, e se è per questo il "fermo moviola" c'è anche poco prima, sui fermi immagine durante la scazzottatura, con lo stesso suono) è montaggio, il reprise è montaggio. Anche i raccordi sbagliati sono scelte di montaggio. Questo chiaramente, a meno di non voler rivoluzionare le categorie tecniche e statuire che un jump-cut non è montaggio.

Le righe e i pallini sulla pellicola, invece, sono effetti di clinch mark che nella seconda parte del film spariscono *totalmente*. La cosa non può essere casuale. Senza contare, poi, in aggiunta e a latere a riprova di quanto scrivo nel post, che nella seconda parte non vediamo più un raccordo fatto male, uno che sia uno, e che la fotografia è cambiata.
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