22/01/2008 | di Alberto Di Felice
Come d'incanto** Meritava miglior coraggio l'idea, commoventemente romantica e potenzialmente pensante, di Enchanted. L'inizio di questo film sembra arrivare giusto da un mondo incantato che ormai è scomparso nelle altre forme che l'animazione digitale ha scelto di servire alla nuova infanzia del nuovo millennio. E invece ecco che come una sorpresa ritroviamo una Biancaneve/Cenerentola/Bella Addormentata con il suo Principe Azzurro, i cerbiatti, le colombe, gli scoiattolini e la Regina cattiva. Esattamente come allora, a guardarli.

Ma (forse per fortuna, forse no) i tempi sono comunque cambiati (è per questo, più che per il digitale, che quel tipo di animazione, che da noi arrivava magicamente a Natale, è scomparso; forse è anche per questo che una principessa delle fiabe adesso può chiamarsi Giselle), e già gli animaletti hanno acquisito un gusto della battuta che col mondo delle fiabe come le conoscevamo stonerebbe un po'. La regina (una bella cinquantenne al naturale: Susan Sarandon) avvolta nel nero mantello e nelle rughe da vecchietta adesso non ha neanche bisogno della mela (non subito, almeno), ma più barbaramente dà alla Bella una spintina giù (o su: a quanto pare il mondo delle fiabe l'hanno piazzato da qualche parte sotto le fogne) nel mondo dove nessuno vive felice e contento. Che sarebbe il nostro, ovviamente.

Ormai abbiamo avuto Shrek, quindi sappiamo che con le fiabe si può giocare. E forse, appunto perché i tempi sono cambiati, sarebbe una buona occasione per dire qualcosa di fresco su quell'adagio del "felici e contenti", ovvero sul rapporto sociale fiaba/realtà, che altro non è se non ciò che tramanda (impone) una tradizione e i suoi valori, un ordine sociale dipinto come eterno, immutabile e naturale: amore a due, matrimonio, figli, così felici per sempre. Questo film non ci prova molto.
Anzi, oltre a concludersi giustappunto con l'adagio stesso, organizza una discretamente piacevole difesa sognatrice dell'unione a due. Certo, il principe azzurro terrestre (Patrick Dempsey) è un avvocato divorzista, deve crescere la figlia (Rachel Covey) da solo —ma, si badi bene, non perché egli stesso è divorziato: è più semplicemente un povero vedovo triste—, ma il dato sboccerà infine in null'altro che la stoica difesa della seconda opportunità: divorzianti, non divorziate perché negli occhi del vostro partner c'è sempre quella scintilla.

Il tutto si riduce così all'assembramento di qualche situazione bizzarra causata dall'arrivo degli ingenui abitanti canterini (è piacevole ritrovare le canzoni originali dei vecchi Alan Menken e Stephen Schwartz, sebbene non siano un granché) del regno di Andalasia, dai disguidi con gli animaletti che prendono l'iniziativa o vengono comandati dal canto di Giselle (Amy Adams), più la resa dei conti finale con la matrigna. Alla fine abbiamo dunque un ritorno all'equilibrio perfetto, la fiaba e la realtà si scambiano due amanti ricomponendo le tanto agognate coppie per l'eternità, con l'unico intoppo —capirai— di un cellulare che squilla durante la cerimonia. D'accordo, è per i bambini, e vendergli la contentezza, dire che nonostante tutto nulla è cambiato, non è reato. Un po' di acume non avrebbe fatto male neppure, d'altro canto.

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