23/01/2008 | di Alberto Di Felice
Apocalypto #1
Ovvero: avere le idee chiare e saperle esprimere

Apocalypto #2
Nella mia recensione di Apocalypto, dopo la prima visione, scrivevo che questo film «non sa cosa vuol dire». Chi lo apprezza solitamente tira fuori la solita storia: questo film è null'altro che un semplice film d'avventura. Bisognerebbe poi indagare su questa candida difesa: vorrebbe dire che un film d'avventura non produce null'altro che inseguimenti? Chiaro che no, come non è vero che una "semplice commedia" produce solo battute o situazioni divertenti. Ma tornerò sul punto.

Giustamente anche lo stesso Gibson conferma: «Oddly enough, I just wanted to fashion a really exciting chase». Se non che poi nella stessa intervista pare dire (come riportato altrove) che questo film sarebbe addirittura un commento sulla paura instillata dall'amministrazione americana (Bush, quindi) per mantenere il potere. E a leggere l'intervista quasi si è convinti. Anche se si è un po' spiazzati perché non si sa da quale versione esser convinti. A lume di naso bisognerebbe propendere per la seconda versione, giustificando la prima come questione di opportunità politica delle dichiarazioni dell'autore. Diamo comunque per scontato che Gibson in cuor suo avesse buone intenzioni. Come accade il più delle volte, tuttavia, puoi avere le intenzioni migliori del mondo ma se non scegli bene il come, finisci per produrre qualcosa di quantomeno contraddittorio. Più o meno come le tue dichiarazioni alla stampa. Il minimo che si potrebbe dire di Apocalypto è appunto che è un film contraddittorio.

Qui, tornando a quanto dicevo in apertura, mi tocca fare una premessa/precisazione che dovrebbe essere ovvia, ma dato il sempre comodo alibi del semplice film d'avventura (lo stesso usato per 300, guarda caso) tocca purtroppo ripetersi: nessun film può sottrarsi all'analisi dei significati (o della "visione del mondo", che se il film è pessimo generalmente è pessima anch'essa, se il film è nullo è nulla anch'essa) che, attraverso la trama e la messa in scena, genera. E Apocalypto, con tutta evidenza, è sorretto da quella che ormai si può chiamare a buon titolo poetica gibsoniana, che questa piaccia o no.

Seguendo questo film The Passion, è impossibile non ritrovarci gli stessi topoi stilistici: Apocalypto è, per dirla in breve, un film in cui predominano piani ravvicinati, soggettive, ralenti e musica misticheggiante. Tematicamente, ad un livello elementare, è come dichiarato un film in cui c'è un protagonista, Zampa di Giaguaro (Rudy Youngblood), che sottoposto a prove che turbano l'equilibrio del suo mondo infine torna all'equilibrio iniziale avendo imparato una lezione. La lezione in sé è chiara, ed è esposta subito mischiandosi ad un tema ricorrente, quello della famiglia, essendo dichiarato dal padre direttamente al figlio: Zampa di Giaguaro deve superare la paura che contamina la sua pace. Per farlo tornerà nella foresta dei padri, dopo aver messo al riparo e poi recuperato la moglie incinta, il neonato ed il primogenito. Il rapporto fra moglie, marito, nascituro e primogenito è quello che meglio viene affrontato, producendo tra l'altro una delle pochissime inquadrature interessanti del film: dopo il discorso dell'anziano del villaggio sulla collina dei padri, padre, madre incinta e primogenito sono distesi a terra, lei orizzontalmente con la pancia al centro del quadro, e padre e figlio (quest'ultimo a testa in giù) sulla sinistra, con la testa appoggiata sulle gambe di lei poco sotto il suo grembo, occupando verticalmente ognuno una metà del campo. Chiaramente, il film esprime valori semplici come appunto quelli della famiglia e della tradizione, ponendo in risalto le figure dei figli (si veda ad esempio la carovana di bambini che segue parallelamente quella degli adulti, uomini e donne separati, fatti prigionieri) come loro naturali eredi. (Anche con un'allegra presa in giro del compagno di villaggio sterile, schernito da tutti in due riprese, più vigliaccamente proprio dal padre dell'eroe, appunto perché non in grado di procreare.)

Stranamente, va rimarcato come la versione in dvd (e presumo dunque anche quella utilizzata nei passaggi televisivi) del film abbia eliso la didascalia d'apertura che si trovava in quella uscita al cinema: «Una grande civiltà viene conquistata dall'esterno solo quando si è distrutta dall'interno», sostituendola con una schermata nera. Questo è un bene per il film. Con l'eliminazione di questo riferimento esterno si stempera l'ambiguità politica del film, dettata dalla lettura di questa frase soprattutto in congiunzione col finale in cui (con leggera approssimazione dei tempi e dei modi storici , per legittimi —forse poco chiari— fini espressivi) missionari e conquistadores arrivano sulle coste dello Yucatán con spade ed una bella croce in mano. Indipendentemente dal significato esatto di questo finale, sul quale è lecito riflettere essendo questo difficilmente liquidabile come senz'altro "neutro", mi pare ragionevole sostenere quantomeno che la scelta di rappresentare in maniera così diretta lo sbarco dei conquistatori europei, soprattutto mostrando non solo le navi in lontananza ma gli stessi conquistatori (e il prete con la croce), potesse generare (come è stato) spiacevoli malintesi. Senza quella didascalia si evita di imporre una lettura metatestuale messa in bella mostra, e tra l'altro quasi perfettamente in modo speculare al dato da interpretare (didascalia in apertura, arrivo conquistadores in chiusura).

Con l'elisione della didascalia d'apertura il film è anche più giustificato come incentrato predominantemente sull'eroe. È qui, comunque, che i veri problemi del film sono sempre stati. La sua caratterizzazione, incentrata sulla sua paura e sul suo bisogno di vincerla, proprio attraverso la natura delle prove cui è sottoposto, lo presenta, più che come figura allegorica (seguendo le dichiarazioni di Gibson) per una liberazione dall'oppressione del potere che quella paura impone, come una variante del Cristo di The Passion. Da questo punto di vista, potrà giovare aver eliminato la didascalia d'apertura, ma se non si elimina anche l'episodio della bambina malata che annuncia un oscuro presagio per i Maya "civilizzati" si è fatto ben poco. Cito il monologo della bambina: «Hai paura di me. Ed è giusto che sia così, per tutti voi esseri ignobili. Vorreste sapere come morirete? Il tempo sacro è vicino. Attenti all'oscurità del giorno. Attenti all'uomo che conduce il giaguaro. Guardatelo rinascere dal fango e dalla polvere, perché colui dal quale vi sta portando cancellerà il cielo e graffierà la terra. Vi spazzerà via. E metterà fine al vostro mondo. Lui è con noi adesso».

L'eroe da questo momento farà esattamente quanto predetto: sopravviverà al sacrificio rituale grazie all'intervento di un'eclissi, condurrà (anche se involontariamente, scappando) un giaguaro che farà secco uno dei cattivi, cadrà nel fango e ne riuscirà (risurrezione?) perfettamente agghindato per il combattimento finale (d'altronde è Zampa di Giaguaro, il giaguaro era nero ed è giusto che anche lui sia tinto di nero per la resa dei conti), e condurrà gli Holcane cattivi e decadenti alla spiaggia. Ciò che perplime è il riferimento a "colui" dal quale Zampa di Giaguaro conduce gli Holcane, colui che completerà il lavoro spazzandoli via. Chi sarebbe questo "lui" che adesso è "con loro" (intendendo per loro i Maya non Holcane, quelli cui appartiene la bambina e cui appartiene anche Zampa di Giaguaro, quelli buoni), che metterà fine al loro mondo? A leggere queste parole si fa davvero fatica a non dar credito a chi vede nell'arrivo degli Spagnoli una valenza salvifica: che quella croce nelle salde mani del missionario sia "lui", Dio? Il fatto che l'eroe torni nella foresta scappando da un progresso per colpa del quale «la terra sanguina», e non si pronunci sulle navi, non aiuta a togliere il dubbio.

Ma al di là di questo (anzi, dovrei dire, a riprova di questo), è la poetica stilistica di Gibson che genera uno sguardo ambiguo e in ultima istanza manicheo, reazionario. Si prenda l'uso delle soggettive. Gibson, al di là dell'uso predominante che serve all'immedesimazione con l'eroe attraverso quanto vede durante il viaggio, le utilizza in maniera del tutto casuale in relazione ad altri ed altro: nella scena dell'inseguimento del tapiro, ad esempio, vediamo tre semi-soggettive del tapiro; ci sono poi le soggettive e semi-soggettive dei guerrieri Holcane che ascoltano terrificati la profezia della bambina, o l'esempio peggiore più in avanti che è la soggettiva della testa mozzata che cade durante il rito sacrificale. Gibson non adotta mai uno sguardo certo su quello che narra, il più delle volte (specie nelle scene di inseguimenti) si limita a dare un'impressione confusa di movimento ed enfatizza ad ogni passo, per primo attraverso l'uso abbondante del ralenti (vedasi l'uccisione del padre dell'eroe), l'appariscenza del dettaglio lugubre (sintomatica la descrizione della città, tralasciando sull'accuratezza della ricostruzione) cercando una reazione puramente alimentare da parte dello spettatore. Il carattere avventizio di questi elementi crea nella sostanza quantomeno una confusione circa gli intenti e gli esiti ultimi del film, che Gibson dimostra di non saper tenere a bada impegnato com'è a rinunciare ad ogni criticità di prospettiva. Quel che mi sentirei di dire con certezza è che abbiamo visto la fuga nella foresta, per tornare alla foresta, di un Cristo Maya, realizzata più o meno come una Via Crucis. E già qui, se mi permettete, al di là della pochezza della fattura, credo sia lecito essere piuttosto scettici.


Apocalypto
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Commenti
#1   23 Gennaio 2008 - 16:40
 
Analisi ottima...
unico appunto: il verbe perplimere non esiste...
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#2   23 Gennaio 2008 - 17:41
 
Ufficialmente ancora no, ma si sa che noi siamo avanti, come Guzzanti--

E grazie del "analisi ottima". ;)
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#3   23 Gennaio 2008 - 17:54
 
Pur trovandomi daccordo al 100% con quanto scritto nei primi tre capoversi, dissento totalmente con il resto sia con le osservazioni contenutistiche che con quelle formali.

Apocalypto l'ho trovato un buonissimo film, al pari di La Passione di Cristo.
Certo Gibson non ha la raffinatezza di un maestro nè tantomeno ha la raffinatezza che vorrebbe esibire, ha una visione manichea della realtà e non esita ad assestare colpi bassi allo spettatore.

Ma nonostante tutto, incredibilmente, il suo cinema è potentissimo (almeno per questi due film) ed esprime una visione di cinema e di mondo non solo coerente ma anche interessante. L'estremismo cristiano e l'uomo come animale violento sono nel cinema di Mel resi splendidamente, Apocalypto in particolare partendo dalle classiche basi e strutture del film d'azione racconta irrealmente (lo si è detto in mille sedi: i Maya erano meglio di così) un paradigma reale, quello dell'uomo come bestia e lo fa in maniera assolutamente convincente.
Il suo è un cinema carnale ma senza la raffinatezza della carne di Cronenberg o Verhoeven, è molto più semplice e "ignorante", eppure è convincente. Con tutte le imprecisioni, le follie (le lingue originali) e le sue esagerazioni alla fine Gibson è coerente e mostra qualcosa che vale la pena vedere.

E la scena in cui zampa di giaguaro si tira fuori dalle sabbie mobili "prendendosi per i capelli" è sublime.
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#4   23 Gennaio 2008 - 18:27
 
Beh, come difesa la trovo molto aleatoria-- Sarà che sono convinto che il cinema dovrebbe riflettere, comunicare senso, e non mostrare solo con compiacenza e potenza testosteronica, per di più con l'orgoglio e la coerenza testarda di essere barbarico, retrogrado, ignorante e rozzo. Sarà anche che dell'estremismo cristiano, che è tutte queste cose, ne ho piene le fottutissime balle. Penso che Gibson è uno dei pochi sui quali io e te non siam proprio d'accordo-- ;)
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#5   23 Gennaio 2008 - 20:08
 
Hai ragione...
sopravvoliamo, va!
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#6   23 Gennaio 2008 - 21:01
 
Che poi "perplimere" è un verbo anche meravigliosamente bello, oltreché utile a colmare una lacuna che costringeva ad una breve perifrasi-- Quanto è sublime Guzzanti. Lo vogliamo dire? E diciamolo.
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#7   24 Gennaio 2008 - 02:01
 
E' un genio...
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#8   25 Gennaio 2008 - 14:08
 
"sono convinto che il cinema dovrebbe riflettere, comunicare senso, e non mostrare solo con compiacenza e potenza testosteronica"

Certo che deve comunicare senso ma secondo sbagli a presupporre che la compiacenza e la potenza testosteronica (alle volte) possa produrre e comunicare senso.
Che poi non saremo daccordo su Gibson non è un problema, però è il concetto di fondo che mi interessa.
Cioè non è perchè voglia comunicare un mondo barbaro in modo barbaro che si può condannare. Trovo che il buon cinema è (tra gli altri) anche quello verace e misterioso. Misterioso nel senso che non se ne capiscono le ragioni del fascino ma tant'è sono lì. E per me in questo (ma davvero solo in questo! non voglio esagerare) alcuni exploit di Gibson agiscono come i film di Truffaut, cioè non se ne capisce il segreto ma sono incredibilmente comunicativi.
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#9   25 Gennaio 2008 - 14:43
 
Sì, infatti quello sulla valenza espressiva è l'unico discorso dal quale sugli ultimi film di Gibson, a mio parere, si può tirar fuori qualcosa di produttivo. E la discussione potrebbe essere interessante, perché mette in gioco anche la nostra visione del cinema più in generale. Volendo è proprio un argomento "filosofico", una discussione da teoria estetica dell'arte. Io ci proverei--

Una prima cosa che potrei dire, rispondendoti, è che in quello che dici c'è una contraddizione interna. Se una cosa è comunicativa, significa che comunica qualcosa. Cioè, se c'è mistero in quello che vedi, automaticamente c'è un senso (e la definizione di senso è piuttosto ampia--) che viene prodotto e comunicato. Il mistero ha sempre un perché e un per come, basti pensare all'horror. Ed essendo prodotto può anche essere capito, spiegato e analizzato. Sempre se c'è qualcosa, eh--
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#10   28 Gennaio 2008 - 19:45
 
Certo il mistero ha sempre un perchè ma non sempre si capisce.
del resto la parola stessa sta ad indicare le cose che non si capiscono.

Saranno gusti ma non riesco a non essere conquistato da un cinema tanto unidirezionale, autoritario e arrogante (e ben fatto, perchè chiaramente se era fatto male poteva essere unidirezionale, autoritario e arrogante quanto voleva ma era uno schifo lo stesso).
Poi io stesso ammetto che non è il miglior cinema possibile, però sono film che davvero mostrano una realtà piegata dalla visione di un uomo. Visione che al momento è ancora interessante, poi dovesse fare altre 10 film così magari lo è un po' meno.
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#11   28 Gennaio 2008 - 23:26
 
Ma che questo film pieghi la realtà a quello che Gibson pensa che sia non c'è dubbio-- Che poi sia una visione interessante--

Faccio fatica a capire, perché per me se c'è qualcosa di bello si dovrebbe essere in grado di capire cos'è, come funziona, e di esplicarlo in parole. Può essere più o meno difficile, ma si può fare. Quando non si riescono a trovare le parole, o le parole sono troppo poche, quando non si capisce, è sempre un brutto segno-- Quanto al "ben fatto", beh-- Cos'è "ben fatto", in base a quali "regole"? Queste sono le mie obiezioni di fondo, cmq ti ho capito. E dietro, come dicevo, c'è una visione del cinema che non mi trova fra i suoi aderenti-- Oltre al fatto che io non sono stato conquistato neanche a livello puramente epidermico, per fortuna-- ;)
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#12   30 Gennaio 2008 - 20:41
 
Si certo è chiaro che non ne sei stato conquistato e che possiamo scannarci per ore sul fatto se il film sia ben raccontato, girato con acume e diretto con insperata sobrietà.

Ma il punto è forse più sul concetto di mistero del bello.
Cioè il fatto che alle volte (non sempre è chiaro!) ci sia una bellezza nei film che è inspiegabile, ma non inspiegabile poichè mancano i mezzi o l'esperienza o ancora la conoscenza per spiegarla o analizzarla. Inspiegabile in sè, cioè superiore alla somma dei singoli elementi quindi non analizzabile e non riconducibile ad uno o più fattori.

Il fatto che alle volte (poche e rare volte) un film, ma come del resto una qualsiasi opera d'arte abbia un senso e una bellezza misteriosi dei quali non si riesce ad intuire la provenienza è fondamentale.
Altro esempio (ma di valore maggiore per carità) è Apocalypse Now!, nel quale a fronte di tante cose belle, ben fatte, tanti colpi di maestro, tante abilità discernibili ma in fondo rintracciabili anche in altre opere c'è qualcosa di inspiegabile che rende la lunghissima discesa lungo il fiume assolutamente sublime.
E' ciò che non si capisce come trasforma in pregi e punti di forza tutti quegli elementi che solitamente in un film sono punti deboli.
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#13   31 Gennaio 2008 - 09:30
 
caro gahan,
eh lo so che tu vorresti sempre capire, spiegare e incasellare tutto, ma questo purtroppo non sempre è possibile. Meglio farsene una ragione (forse è un'accettazione che ti verrà con l'età). Lungi da me voler replicare in questa sede la nostra sfinente discussione sul forum, ma gparker ha detto bene: questo film (che comunque secondo me, rimane un film tutt’altro che eccelso) ha una forza barbarica che film più perfettini, più politicamente corretti si sognano. Perchè è di questo che bisogna ormai prendere atto: che Gibson fa, quello che fa, con passione e per passione (pun intended).
Ci mette passione e ci mette la faccia, ben sapendo bene che la espone al tiro dei pomodori, un bersaglio più facile della croce rossa e dell’orso del luna park.
Eppure questa visceralità mi sembra più viva ed interessante di tanti altri prodotti in serie, biologicamente morti e sterili (mi viene in mente, anche se non c'entra niente, il Diavolo veste Prada che a te tanto è piaciuto).
Senza contare, e ricordiamolo, che tutte le accuse ideologiche di razzismo, integralismo ecc (poi magari lui lo sarà anche...) in questo specifico caso e stando sul pezzo, semplicemente non reggono alla prova della visione (l’unica prova che conta).

Ciao,
andag
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#14   31 Gennaio 2008 - 09:37
 
Eh-- E' comodo dire che c'è quel "non so che" che non si può analizzare, che non si può descrivere. E' quello che si crede, ma in realtà il "non so che" si può descrivere eccome: se ci sono le parti, a livello micro e/o a livello macro, che compongono il tutto si possono quantomeno descrivere le parti. Se la mettiamo così allora nessuna analisi può restituire la "bellezza" di alcunché, perché è chiaro che l'esperienza della stupenda scena di un film sarà sempre superiore alla lettura di una stupenda analisi della stessa. Tutto sta capire, sforzarsi di capire. Quello dell'inspiegabilità è un alibi, secondo me.
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#15   31 Gennaio 2008 - 09:49
 
Ho risposto a gparker senza leggere andag. Non che ci sia molto da rispondere, tranne che:

"senza contare, e ricordiamolo, che tutte le accuse ideologiche di razzismo, integralismo ecc (poi magari lui lo sarà anche...) in questo specifico caso e stando sul pezzo, semplicemente non reggono alla prova della visione (l’unica prova che conta)" lo dice solo lui.
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#16   31 Gennaio 2008 - 10:03
 
che lo dica "solo" io, semplicemente:
a) non è vero;
b) anche fosse (e non è: leggi pure in giro), è chiaro che io scrivo quel che penso io (a meno che tu voglia ricorrere al tutoraggio ed alla conta di chi è pro e chi contro, cosa che non ha molto senso), e ciò comunque, in ogni caso, non significa -di per se- che io abbia torto... ;-)
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#17   31 Gennaio 2008 - 10:23
 
Infatti. Però, ecco, io un po' in giro ho letto-- E di cose che confutino in maniera seria quelle accuse non ce ne sono, tutto qua. Se poi tu non vedi il Messia in Zampa di Giaguaro, fatti tuoi.
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#18   31 Gennaio 2008 - 10:26
 
beh, fatti tuoi se ce lo vedi, se permetti ;-)
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#19   31 Gennaio 2008 - 10:28
 
Come siamo squallidi-- Quasi più del film.
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#20   31 Gennaio 2008 - 10:29
 
DECISAMENTE di più... :D
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#21   31 Gennaio 2008 - 11:52
 
Aspetta, non vorrei essere frainteso. Non voglio utilizzare "il mistero" come escamotage critico per tirarmi fuori da situazioni spinose o usarlo come una coperta magica con la quale risolvere tutto: "Il film è bello perchè misterioso.".
Assolutamente no, concordo con te che il proprio piacere vada analizzato e che ci sono molti modi per farlo e a molti livelli.

Io dico solo che ogni tanto (e davvero è raro) interviene anche il jolly, un fattore inspiegabile. Ma è davvero ogni tanto e stranamente in maniera indipendente dalla qualità.
Poi come abbiamo ripetuto più volte non dobbiamo concordare per forza, però ci tenevo a precisare che non lo voglio usare come panacea, ma solo sottolineare che trovo che una volta ogni morte di papa si verifichi il piccolo miracolo dello stupore e del mistero davanti ad un'opera che proprio in virtù del tempo che passo al cinema e del tempo che passo a pensarci mi sembra sempre più difficile che capiti.
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#22   31 Gennaio 2008 - 12:40
 
No, ma io ho capito. Però penso sempre che sia una sorta di scusa, direi inconscia. Cioè, se sei magicamente catturato può essere una reazione perfettamente naturale non capire benissimo da cosa. E' come tornare bambini, quando semplicemente si "guardavano" i film e, diciamocelo, non si capiva un cazzo. Penso che allo stupore debba necessariamente seguire il bisogno di capire perché e come. D'altronde aspiriamo a parlare di cinema nel merito, e non come farebbe uno sgrammaticato spettatore occasionale. E' qui che trovo che questa spiegazione sia un alibi, perché se ci si sforza di capire perché questo film genera stupore, penso si arriverebbe a dover ammettere a sé stessi che quello da cui si è catturati è di una banalità paurosa, oltreché (ma è la stessa cosa) ideologicamente "discutibile"--
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#23   01 Febbraio 2008 - 20:12
 
Al contrario penso che in molti dei grandi film ci sia innegabilmente l'elemento di bellezza misteriosa che è il nucleo artistico impossibile da cogliere.
Quel quid che si sapesse cos'è allora si potrebbe fare arte a bacchetta, l'amalgama di tante cose che rende anche un solo elemento mostruosamente attraente.
Sono incappato in questi giorni in un esempio calzante e incredibilmente circoscritto, nel trailer di shine a light di scorsese c'è un punto in cui è inquadrato un telefono con il vivavoce. Per quanto mi riguarda quell'inquadratura nella sua banalità è mostruosa e misteriosissima. Non capisco dove stia la sua bellezza e il suo fascino potentissimo ma c'è. Si certo si possono dire molte cose, dalla coerenza cromatica, all'inquadratura parziale, al fatto che è spostato abilmente sulla destra fino anche al fatto che è preso in modo perfettamente frontale. Si può anche andare oltre e dire che il momento in cui è posto è efficacissimo e tante altre cose, ma se io la girassi allo stesso identico modo non avrebbe quel fascino mostruoso e inevitabilmente a questo punto misterioso che, nel suo piccolo, ha.
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#24   02 Febbraio 2008 - 00:44
 
Non so se hai preso un buon esempio, perché hai preso un'inquadratura che hai visto *in un trailer*, che è cosa sostanzialmente diversa dall'inquadratura *di un film*. E' lo stesso motivo per cui un quadro pittorico, salve eccezioni, non può essere al 100% uguale ad un'inquadratura cinematografica.

Credo tu ti riferisca al bello "estetico". E da questo punto di vista io posso darti perfettamente ragione. Cioè, per farti un esempio deficiente, è come se uno vede Scarlett Johansson e cerca di capire perché è bona: ci sarebbero da descrivere le labbrone fascinose, le tette ed il resto, ma sta di fatto che è bona e basta. Poi magari a qualcuno non piace, e anche questo qualcuno non saprebbe dirti di preciso perché non gli piace. Qua si entra nell'insondabile regno del gusto, che nella sua essenza è in sé racchiuso, sfuggevole, innato. Tralasciando il fatto che cmq son convinto che con un po' d'impegno si può fare anche una bella analisi oggettiva di tutto quello che trasmette Scarlett, ma lasciamo perdere for the sake of argument.

Però il cinema non è questo. O almeno non è *solo* questo. E' la sua natura dinamica e sintetica che lo rende necessariamente diverso. Tu puoi descrivere quella inquadratura nel trailer, ma quella inquadratura puoi sapere che senso ha solo se la studi nel contesto preciso in cui le altre del film la situano. E nel contesto in cui tutti gli altri elementi del film la situano. Questi elementi ulteriori (e in linea di massima solo loro, uniti alla sensibilità e cultura dell'interprete) ti danno tutti gli strumenti di cui si ha bisogno per l'analisi.

Allora la sfida diventa capire non semplicemente perché quell'immagine ha un certo gusto estetico che la rende "magica" (e anzi abbiamo stabilito che non si può capire: questo sarebbe dichiarare la resa, e io data la mia sete di conoscenza e amore di discussione non ci sto affatto--), ma come l'insieme di questi elementi crea significato. Che è cosa diversa ma anche complementare al "mistero" e alla "bellezza". E ripeto che la definizione di significato è amplissima. E preciso, ce ne fosse bisogno, che il significato può esser creato anche quando nella/e singola/e inquadratura/e non c'è un particolare gusto estetico. Nel commento #10 facevi l'esempio della parola, che è calzante: tralasciando il fatto che cmq una parola puoi studiarla con un insieme di strumenti, il senso di un discorso (e un film è appunto un discorso) lo comunicano assieme il suono, il tono, la combinazione, il preciso ordine di quella parola in rapporto di prossimità e/o distanza con le altre che compongono la frase, e l'intero paragrafo, e l'intero libro. E sono tutte cose che si possono studiare.

Il discrimine per decidere, almeno per me, quando un film è un film e quando non lo è abbastanza o non lo è affatto non è la bellezza: è l'organizzazione degli elementi filmici per creare significato. Se non c'è nessun significato ma solo una non meglio definita "bellezza", per me ci sono dei problemi.
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#25   02 Febbraio 2008 - 12:38
 
Io ho fato l'esempio di una scena ma si può fare con qualsiasi cosa, da un'espressione di un attore ad un piano sequenza ad un film intero.
Era solo un esempio come tanti che, in questo caso, si basava molto sull'estetica ma mq mi sembrava potesse illustrare il concetto di mistero.
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#26   02 Febbraio 2008 - 13:51
 
Sì, ma siam d'accordo. Anche io altrove facevo l'esempio a Manu di Holbrook in Into the Wild. Ma il punto su cui continuiamo a non esser d'accordo, e sul quale insisterò fino alla morte, è il fatto che io penso cmq che da qualche parte si può sempre e si deve partire per descrivere, eviscerare i livelli di significato di quello che apparentemente sembra non si possa descrivere. Il "mistero", nel cinema, si può ricondurre sempre a qualcosa. Ci sono infiniti modi per farlo, quel qualcosa può essere più o meno evanescente, possono volerci poche righe come pagine di dissertazioni e digressioni filosofiche, ma si può fare. Se così non fosse si dovrebbe rinunciare a poter comunicare agli altri perché un film è valido, su cosa e come lavora. Si dovrebbe rinunciare a parlare dei film, a leggere i film, e ci si ritroverebbe a raccontarsi solo le proprie opinioni. Che in sé hanno valore pari e zero se non per il legittimo proprietario che si tiene le sue sensazioni. Mi sa che possiamo continuare all'infinito, e non cambieremmo idea-- ;)
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#27   05 Febbraio 2008 - 08:56
 
Ma infatti le ragioni per cui, secondo me, questo film ha motivi di interesse io credo che siano state dette (e ripetute, anche e soprattutto altrove): è la passione, imperfetta e spesso mal gestita, ma vitale, che trasuda; sono le scene potenti della città maya e della caccia all'uomo nella seconda parte; è la meravigliosa apparizione delle navi nel finale. Una film barbarico, bruto, ma vivo.. Che tu possa non essere d'accordo con questo, o con il putno di vista di Gibson, ci sta tutto e lo rispetto; soltanto, non pensare di essere l'unico che ha analizzato questo film (o l'unico capace di farlo), perchè semplicemente non è così...
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#28   05 Febbraio 2008 - 10:01
 
Sì, appunto. Io so leggere: citate solo motivi d'interesse, molto generici, ma non dite *perché* sarebbero interessanti-- Se non per cose insondabili o inspiegabili o indefinite (passione?! Invasamento, semmai). Mi spiace: io sono un positivista. ;)
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#29   05 Febbraio 2008 - 12:07
 
peccato che anche tu, al di là delle molte parole e dell'analisi assolutamente strumentale del linguaggio (chissà perchè una soggettiva oppure un ralenti, per se stesso, se lo fa Gibson viene caricato di significati dietrologici), non riesca a spiegare PERCHE' *quei* momenti che io indico, invece, sarebbero da buttare, sarebbero il "male assoluto".

Tu pensi di essere positivista, ma la tua è un'analisi frutto di una forte soggettività (come per tutti: l'importante è saperlo), o meglio: frutto di quello "che è per te il film, nel momento in cui lo vedi", come altrove (più) onestamente viene descritta l'esperienza cinematografica.
Ne è la prova la tua attribuzione di una "valenza salvifica" delle navi, che è una tua personalissima e soggettivissima (a-positivistica) lettura, non sostenuta da nessun elemento cinematografico, ed addirittura negata dall'elemento testuale fornito dal dialogo.
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#30   05 Febbraio 2008 - 12:27
 
andag, ti ho già detto che non sai leggere, e infatti parlando della "valenza salvifica delle navi" dimostri di non aver compreso quello che ho scritto su quel momento. Stessa cosa sull'analisi "strumentale" del linguaggio: nessun significato dietrologico, solo la dimostrazione della mancanza di prospettiva di Gibson, testimoniata dall'occasionalità con cui adotta le sue scelte.

Se non è chiaro (dovrebbe esserlo, dato che l'ho ripetuto non so quante volte a partire dalla recensione), i momenti che tu indichi sono da buttare per la loro valenza espressiva: rozza, alimentare, vuota. E, ripeto, che sia così lo dimostra il fatto che nessuno è in grado di spiegare cosa ci abbia trovato di bello. Ah, la strizza, vabbe'-- ;)
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#31   05 Febbraio 2008 - 13:00
 
forse allora, se volevi dire qualcosa d'altro, sei tu che non sai scrivere, perchè non so cosa ci sia da fraintendere nella frase:
"si fa davvero fatica a non dar credito a chi vede nell'arrivo degli Spagnoli una valenza salvifica: che quella croce nelle salde mani del missionario sia "lui", Dio? Il fatto che l'eroe torni nella foresta scappando da un progresso per colpa del quale «la terra sanguina», e non si pronunci sulle navi, non aiuta a togliere il dubbio".

Cos'è che non ho capito? Se quando scrivi di valenza salvifica *in realtà* non intendi proprio quello, è difficile dire che il problema sia di qualcun altro.
Che Gibson non si pronunci, testualmete e cinematograficamente, è ancora una volta una tua percezione che va al di là del soggettivo, perchè è (volutamente ?) forzata: Zampa di Giaguaro si blocca attonito davanti ad una visione che deve essere davvero spaventosa (anche se non sappiamo ancora cosa abbia visto), e la macchina da presa gira lentamente dietro di lui per farci vedere COSA sia quella visione: e le navi, spettrali, che appaiono anche a noi sono davvero un elemento per niente rassicurante.
Sotto l'aspetto testuale, c'è il deliberato allontanamento del protagonista che se la daà a gambe e, prima, la profezia della bambina che chiaramente annuncia una evento che spazzerà la terra. E se ancora non bastasse, c'è il titolo del film: che difficilmente può essere attribuito (soltanto) all'implosione della civiltà maya, ma chiaramente allude ad un'apocalisse di ben altre dimensioni.
Alla faccia del non pronunciarsi sulle navi.
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#32   05 Febbraio 2008 - 13:13
 
Non è che hai frainteso: proprio non hai capito che io non stavo esprimendo un giudizio, semmai stavo esprimendo la difficoltà nell'esprimere un giudizio dati gli elementi del testo. Il punto fondamentale, che ho tentato di portare avanti discutendo della didascalia iniziale (e degli effetti della sua rimozione) e del monologo della bambina, è appunto questo: sono elementi che, a voler essere buoni, creano ambiguità. Secondo te cosa vuol dire "Attenti all'uomo che conduce il giaguaro. Guardatelo rinascere dal fango e dalla polvere, perché colui dal quale vi sta portando cancellerà il cielo e graffierà la terra. Vi spazzerà via. E metterà fine al vostro mondo. Lui è con noi adesso"? Sarebbe una cosa casuale quello che la bambina dice? Sarebbe casuale che tutto quello che dice si avvera? Io tentavo di ragionare su questo: se non è un elemento presente nel testo questo, allora spariamoci.
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#33   05 Febbraio 2008 - 13:45
 
Allora:
a) se ritieni che ci sia "una difficoltà ad esprimere un giudizio", il minimo che si può fare è molto modestamente astenersi da stroncature, così come dagli entusiasmi.

b) la tua tesi si riduce poi, alla fin fine come avevo già visto, interamente a contestare la profezia. E oibò, ti stupisci del fatto che si realizzi. Questa è davvero bella. Se in un film in un dato momento inquadrano una pistola, è chiaro che la inquadrano perchè prima quella pistola o sparerà, o comunque avrà un ruolo nella storia.
Troveresti ben strano che di quella pistola nessuno parlasse più.
E -come in qualsiasi film contenente una profezia- la profezia si avvera, guarda un po', forse proprio perchè siamo in un film e non su Discovery Channel.
E cosa ci dirà la profezia di tanto disturbante? Esattamente quello che ci mostreranno poi le immagini: che lui, Zampa di giaguaro (l'enfasi ed il grassetto e le maiuscole sono tutte tue, a suggerire un'interpretazione -come minimo- forzata) condurrà i suoi inseguitori dritti "alla loro fine": dritti alle navi, dove ZDG arriva alla fine della sua fuga.
E il problema sarebbe?...
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#34   05 Febbraio 2008 - 14:16
 
Digressione: su Wikipedia (che è sempre utile, specie se non si è studiato il greco) ho trovato questa cosa-- "The Ancient Greek verb αποκαλύπτω (apokalýptō) means "I uncover," "disclose," or "reveal." Gibson commented about the movie's title: "[It] just expresses so well what I want to convey. I think it's just a universal word. In order for something to begin, something has to end. All of those elements are involved. But it's not a big doomsday picture or anything like that."

andag, tu credi quello che dice la bambina sia casuale, una "convenzione". Il problema del *qualcuno* da cui ZDG porta quei poveri cristi è esattamente questo: dimostra che Gibson quantomeno è "confuso". Non è che quello che dice la bambina si interpreta male: è *detto* male, come le soggettive e compagnia bella.
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#35   05 Febbraio 2008 - 14:20
 
quando per parlare di un film, e invece di attenersi al film, si arriva a cercare il supporto delle interviste, non è mai un gran segno.
Grazie, grazie, grazie per la traduzione, anche se a scuola il greco l'ho studiato cinque anni ed un po' so ancora leggerlo, per non parlare dell'italiano. E dell'inglese.
Perchè -stando al tuo gioco- vedo che c'è una frase finale, che tu hai deciso di ignorare: "But it's not a big doomsday picture or anything like that", che minimizza tutto quando detto prima (soprattutto da te).

Comunque un piccolo consiglio: lascia stare le interviste. Ai registi (come a qualsiasi artista) non piace spiegare troppo i propri film, Gibson non fa eccezione visto che nelle varie interviste ha abbastanza detto di tutto, ed il contrario di tutto.
Per il resto, ignoro volentieri quello che hai scritto, visto che è non vuole dire assolutamente nulla, e soprattutto non è basato su alcun elemento cinematografico.
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#36   05 Febbraio 2008 - 14:46
 
andag, questa discussione l'abbiamo già chiusa altrove. E non capisco perché tu sia venuto anche qui a riaprirla, continuando a non saper leggere. Io ho sempre parlato di cinema, come dimostra anche il mio scambio con gparker. Ma forse tu hai una definizione diversa di cinema, appunto.

Ho riportato l'intervista di Gibson solo come digressione, solo per rispondere con le parole stesse dell'autore proprio con quell'ultima frase a quello che dici tu sul finale. Tu dici: "il titolo del film [...] difficilmente può essere attribuito (soltanto) all'implosione della civiltà maya, ma chiaramente allude ad un'apocalisse di ben altre dimensioni". E invece "it's not a big doomsday picture or anything like that".

Se poi tu rispondi (come hai fatto) che Gibson non sa mai cosa vuol dire, che dice tutto e il contrario di tutto, ti dico che hai ragione! E' soprattutto per questo casino che questo film fa schifo! :)
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#37   06 Febbraio 2008 - 08:36
 
Io penso e ho sempre pensato la medesima cosa: che Gibson abbia voluto fare un film d'azione e d'avventura.
In questo, penso che il momento in cui sia più sincero sia proprio con quella frase: "not a big doomsday picture or anything like that".

Sono d'accordo sul fatto che non è assolutamente il caso di sopravvalutare l'intelligenza o le ambizioni di Gibson, e di (ovvia) conseguenza ritengo del tutto fuori questione che volesse (o fosse in grado di) dare una propria lettura sulla caduta dei maya, o sul fenomeno del colonialismo.
Questi due grandi poli vengono usati da Gibson come elementi di genere, come due classici "mostri" [nel senso latino di (1) prodigio, portento, miracolo, evento straordinario, cosa incredibile
*ma anche* di (2) mostro, essere prodigioso, creatura mostruosa] contro cui si dibatte il protagonista.
E cinematograficamente funzionano (è qui, se non altrove, che il film funziona davvero: perchè i maya sono davvero fantasmagorici e feroci, e le navi mettono davvero strizza).

Detto questo, ci si potrebbe anche fermare. Però, purtroppo, le letture capziose non mancano mai, ed ecco che il film è stato (non da tutti, per fortuna; le letture prevenute, rispetto ad esempio alla Passione, sono in netta dimunuzione) visto come un "manifesto" cristiano-integralista.
Ecco che allora, solo per questo, mi sembra opportuna la precisazione: questo film non è più paternalistico (nei confronti dei maya) o messianico o salvifico di quanto sia critico con gli spagnoli, visto che anche questi ultimi vengono preannunciati come portatori di distruzione.
Non c'è nessuna redenzione da parte di nessuna civiltà, c'è la lotta del singolo per la propria sopravvivenza, against all odds.
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#38   06 Febbraio 2008 - 09:56
 
andag, però mettiti d'accordo: o il film si pronuncia, o non si pronuncia.

I problemi del film, comunque, mica nascono quando ci si avventura nella lettura "coloniale"-- Di quella abbiam parlato negli ultimi commenti perché credi che sia il perno della mia critica, che invece sarebbe tutta nell'ultimo capoverso-- E sono cose che ho ripetuto again and again-- Tutto il discorso con gparker verteva su quello.
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#39   06 Febbraio 2008 - 10:29
 
beh, mettiti d'accordo pure tu: se il perno della tua critica "sarebbe tutta nell'ultimo capoverso", allora cosa ci stanno a fare i SETTE lunghissimi capoversi che ci stanno sopra, in cui ti dilunghi sullo "sbarco dei conquistatori", sulla profezia della bambina, sul ruolo salvifico delle navi?
Aria fritta?
Posizioni abbandonate, che non credi opportuno-barra-non pensi sia il caso di sostenere, per cui gradiresti leggessi soltanto l'ultimo paragrafo?
Come vuoi, basta saperlo.
E comunque proprio quell'ultimo capoverso mi sembra il più confuso di tutti, avventurandosi come fa in una lettura ideologica e sinceramente bizzarra delle inquadrature, di quelle che tu chiami semi-soggettive come se le vedessi per la prima volta e che non hanno proprio nulla di memorabile, (nè in un senso nè nell'altro), addirittura arrivando a fare le pulci alla banalissima, vista mille volte, scena di inseguimento, nella fattispecie di un tapiro (ma anche ex-cinghiale, e non dimentichiamolo, visto che a volte vedo una certa propensione a pensare di essere l'unico a saper vedere, o a saper capire quello che vede...)
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#40   06 Febbraio 2008 - 10:41
 
I paragrafi precedenti parlano del film. E, dopo aver rigettato l'ingenua visione di chi crede sia solo un filmetto d'avventura, spiegano che questo film è estremamente confuso su cosa vuol dire, passando nell'ultimo capoverso a spiegare come la confusione circa il *cosa* vuol dire sia perfettamente riflessa nella confusione circa il *come* dirlo, nonché nella valenza espressiva nulla dello stesso. E' per questo motivo che reputo Apocalypto un filmaccio.
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#41   06 Febbraio 2008 - 11:03
 
mah, la confusione, come la noia, è più che altro uno stato d'animo di chi vede il film, e che del film spiega ben poco.
Parlando dei difetti, o ho visto un po' inquadrature di banali, un po' di enfasi gratuita e sovraccarica. Confusione non ne ho vista (è anche vero che non avevo nemmeno visto il cinghiale), forse perchè non avevo un'idea preconcetta che ho poi dovuto far quadrare a spinte e calci con quello che vedevo. Questo sì che mi avrebbe creato confusione, immagino...
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#42   06 Febbraio 2008 - 11:08
 
La confusione non è uno stato d'animo: la confusione è la coesistenza di elementi senza distinzione e senza ordine. E spiega tutto.
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#43   06 Febbraio 2008 - 11:19
 
Digressione da Wikipedia (sempre utile, hai proprio ragione).

Confusione: "Stato psicologico in cui il soggetto non riesce ad interpretare (ovvero organizzare in percezioni coerenti) le sensazioni, le quali producono impulsi contraddittori, anche solo per avvertita urgenza di reazione".

Sembra che l'abbiano scritto apposta per questa discussione, soprattutto per quella "avvertita urgenza di reazione" che questo film sembra avere suscitato ;-)
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#44   06 Febbraio 2008 - 11:32
 
no no, mi piace di più quella di wikipedia, soprattutto l'"avvertita urgenza di reazione"... quando l'ho vista mi sono messo a ridere da solo... niente di più appropriato :)))
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#45   06 Febbraio 2008 - 11:33
 
cos'è successo alla definizione del Devoto-Oli? :)))
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#46   06 Febbraio 2008 - 11:35
 
Non avevo azzeccato i corsivi ed i grassetti, e la riposto corretta:

Dal Devoto-Oli:

confusione (confuşióne) s.f. 1. Riunione o distribuzione di più elementi in maniera errata o senza criterio; quindi: disordine, scompiglio, tumulto ~ estens. Chiasso, baccano.

Il resto è fuffa, una confusa fuffa in cui andag si contraddice come e più di Gibson ;)
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#47   06 Febbraio 2008 - 11:42
 
bravo, adesso che hai azzeccato corsivi e grassetti, mettici la definizione del Devoto, ma per intero: (...) "Disordine mentale, incapacità di ordinare le idee (...) Scambio di una cosa o persona [o anche cinghiale? n.d.r]) per un'altra.

E tuttavia restano insuperabili gli "impulsi contradditori anche solo per avvertita urgenza di reazione".
Hands down.
Sorry, no contest... :)))
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#48   06 Febbraio 2008 - 11:48
 
Sei un bambino. Lo sappiamo tutti che esiste la psicologia, non è questo il punto se non per una tua bella battutina. Il punto è che al contrario di quanto dicevi, la confusione esiste oggettivamente, la si ritrova in un qualcosa; la noia NO. E qui la confusione esiste oggettivamente, le cose "gratuite e sovraccariche" esistono oggettivamente.
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#49   06 Febbraio 2008 - 11:49
 
sì, ed anche gli... "impulsi contradditori anche solo per avvertita urgenza di reazione" :)))
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