30/01/2008 | di Alberto Di Felice
* [5=] Se Dio decide che vuol darti una mano a trovare la felicità prima che crepi, cosa fai? Non accetti? Morgan Freeman, che sarebbe, è stato e sarà, il Dio nero di Hollywood, introduce la storiella di questo film con la sua solita voce fuori campo. Se qualcuno chiede a Morgan Freeman di sfornare una voce fuori campo, lui cosa fa? Non accetta? Il qualcuno nel caso in questione è Rob Reiner, che con questa pellicola raggiunge il punto più basso della sua carriera, forse irrimediabilmente perduta.Chiaramente —almeno questo; o anzi per sfortuna— Freeman non interpreta Dio. E non si offre di far trovare la felicità al riccone col cancro. È il riccone col cancro (Jack Nicholson) che decide bene di divertirsi sperperando i suoi soldi e scorrazzandosi col suo jet privato per mezzo mondo in compagnia dell'estraneo che è capitato nella stessa stanza dell'ospedale che possiede. Il concetto comunque è il medesimo, e in mezzo stavolta c'è la malattia. Se c'è l'opportunità di fare un bel film con qualcuno che muore imparando qualcosa dalla vita, cosa si fa? Non si accetta?
Lascia senza parole il fatto che una sceneggiatura tanto ingenua (nel senso che sembra scritta da un bambino di sei anni e mezzo che non ha ancora chiara cognizione di come va il mondo, ma crede ancora nei sogni) possa esser stata abbracciata da questo regista e da questi due attori. Freeman e Nicholson, almeno e comunque, possono essere nel film che vogliono ed è difficile che non tirino fuori l'arsenale d'ordinanza. Più o meno i loro personaggi si riesce quasi a farseli piacere. Ma Reiner non raffazzona da parte sua neanche il minimo sentimento, esprime meno di una puntata qualunque di Settimo cielo.
Ma poi: va bene la sospensione dell'incredulità, ma «accà nisciùn'è fess». Come diamine è possibile che ultrasessantenni che hanno pochi mesi rimasti da vivere, appena usciti da interventi e chemioterapia, possano fare skydiving e corse in velocità neanche si trattasse di quarantenni in ottima forma? Perché il nero deve essere credente, con numerosa famiglia unita, fedelissimo alla ben conservata signora, e il ricco bianco, ateo, pluridivorziato e ovviamente con figlia con la quale non parla da anni? E com'è possibile che la casa della figlia del riccone sia meno sontuosa della casa del semplice meccanico nero con tre figli, ai quali nonostante sia solo un semplice meccanico nero ha potuto e potrà pagare una costosa istruzione universitaria, oltre a non avere nessunissimo problema con l'assicurazione per la terapia sperimentale per il cancro?
















