31/01/2008 | di Alberto Di Felice
Notturno bus** C'è un po' troppa voglia di fare nel film di Davide Marengo. Di buono, oltre al fatto che il film è comunque mediamente (o «normalmente», citando il protagonista maschile interpretato dal buon Valerio Mastandrea) piacevole, c'è che prova a recuperare una certa goliardia da cinema di genere (o di generi, un frullato) che da tempo ormai immemore ha abbandonato i nostri lidi e sta tornando. Saccheggiando ideuzze qua e là, non molto in grado di vedere quando è il caso di smettere, tagliare, accelerare, ma riuscendo comunque a dare una qualche forma ad un qualche intreccio e ad una storiella umana cui appassionarsi in tempo compatto.

Tanti personaggi. Magari troppi personaggi. Una sceneggiatura che li sballotta in giro non sempre col massimo della giustificazione, in modo a volte ripetitivo, ma anche senza inventarsi sonore cavolate. E nell'insieme il gioco regge. Non molto riuscito è invece il tentativo di nobilitare romanticamente tutto con la solita storia dei sentimenti incomunicabili, degli autisti e dei killer soli: forse si poteva spingere fino in fondo sul grottesco anche in questo frangente. E far virtù di una Mezzogiorno che non ha mai imparato come respirare senza sembrare finta.

Sì, perché ad esempio Citran e Pannofino vanno discretamente alla grande. Soprattutto Pannofino, con la sua vociona fuori dal mondo piombata nella Roma di notte, fa sganasciare in sé. Per intenderci: che effetto può fare sentire la voce di George Clooney, giusto un filino meno pulita nella dizione, attaccata ad un tracagnotto esagitato?

Quindi, molto semplicemente e per riassumere: un film con il giusto brio, un esercizio comico/noir con ironia ma non troppa.
Purtroppo non molto al di là di una buona fiction.
archiviato in: recensioni
commenti (popup) | commenti
Commenti