15/02/2008 | di Alberto Di Felice
Il petroliere**½ [7+] Un attore si porta sempre dietro quanto ha fatto in precedenza. La cosa non vale nella sostanza meno che per i registi, anche se funziona in maniera molto diversa. Nel caso in questione, non si può non riflettere almeno incidentalmente sul fatto che Daniel Day-Lewis sulle sue spalle, sotto i baffi ed il cappello di Daniel Plainview, porta un surplus di significato avendo incarnato in passato l'ultimo dei Mohicani manniano e due diverse figure scorsesiane del grande affresco d'America scorsesiano. Questo è un altro affresco d'America che di scorsesiano ha molto, sebbene non nella forma, e anche solo dall'aviatore al petroliere non serve molto per capirlo.

Day-Lewis è, va da sé, il centro del film. Sfortunatamente lo è troppo. Tornato al lavoro, Paul Thomas Anderson non fa un'epopea, o almeno non fa un'epopea nel senso convenzionale del termine. Lungo una trentina d'anni sceglie una figura ed il piccolo scorcio di Paese che questa aiuta a dipingere, se non a spiegare. Nello spazio ristretto e sterminato come i grandi spazi dell'Ovest di una piccola comunità, si ritrovano i miti dell'adozione di una terra nuova, aspra ma ricca, nella quale dove si ricavano solo erbacce ed acqua salata si costruisce un ambiente plasmato dall'uomo. Questa saga non ha uno sfondo che agisce: l'unica cosa che si muove sono abili macchinatori nei cui destini senza storia si risolverà tutto.

Anderson nega la necessità di chiarire una genesi. Non c'è nascita in questo film, ma solo trasformazione con fini che hanno a che fare esclusivamente con l'avarizia e/o l'istinto di sopravvivenza. Non ha una storia Daniel Plainview, non ha una storia il figlio H.W. (Dillon Freasier), né il suo finto fratellastro (Kevin J. O'Connor). Non hanno una storia Paul e Eli Sunday (Paul Dano), che forse per questo sono la stessa persona. Ogni volta che ci sarebbe la possibilità di ricostruirla, il film dichiara per varie vie che nessuno dei personaggi tiene a ricordarsela, se la conosce, e anzi ne fabbrica una per sfruttarla. Il film poggia così su una costruzione fondante che si esprime con il motivo del doppio, ricercando in ricorsi ed opposizioni sotterranee la spiegazione paradigmatica —per quanto parziale— di una cultura.

L'uomo, ed in particolare il protagonista col suo doppio eletto Eli Sunday, è solo con ciò che cerca di inseguire, forse proprio quella definizione, quelle radici che gli mancano. Ecco dunque che in questo spazio in cui si può ricominciare ci si può eleggere uomini fatti da sé, uno un imprenditore indipendente e l'altro un predicatore. È chiaro che siamo di fronte a due personaggi dal cui incontro nascono motivi radicati nello spirito americano. Da questi motivi vengono eclissati gli altri uomini, la comunità al cui vantaggio si dichiara devota l'azione dei due. Una comunità ridotta a semplice pubblico per l'arte oratoria di falsi profeti portatori di salvezza (l'esorcismo dello spirito e del corpo come la promessa di strade e scuole e prosperità: siamo tutti una grande "famiglia"), il cui scontro è lasciato alle azioni e promesse non mantenute, è sempre teso in ellissi fra le scene e all'interno della scena, anche quando l'ellissi è provocata da azione-reazione, uno sguardo con perfetta continuità temporale. Anderson lascia che quanto non è detto crei spazi per dubbi, o forse solo per l'espressione di un agire rudimentale e micragnoso.

Ma c'è il rischio, stando così le cose, di ridurre il tutto all'esposizione di una deriva confinata alla psicologia trattenuta nel protagonista. E infatti così è. Il film si imbuca in un vortice interno già compiuto e solo in attesa di finire, rimane fermo alla tragicità lirica e stridente (perfetto lo score di Jonny Greenwood) del protagonista che fissa il suo pozzo in fiamme mentre il figlio adottivo ne viene reso sordo. Da qui, da quell'insistere conquistato su quest'uomo e sul fantasma innocente alle sue spalle, reso splendidamente con un bellissimo movimento semiavvolgente di macchina non appena inizia la sua predica ad un pubblico che alla camera
sembra non interessare, non ci si muove purtroppo mai granché.

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Commenti
#1   19 Febbraio 2008 - 12:24
 
ciao, forse ti interessa leggere anche questo:

http://www.mentelocale.it/cinema/contenuti/index_html/id_contenuti_varint_20018
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#2   19 Febbraio 2008 - 14:17
 
Ciao e benvenuta. :)

Anch'io non sono rimasto deluso dall'attore e dal ruolo che interpreta. Il film invece un po' mi ha deluso. :(
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#3   02 Marzo 2008 - 15:56
 
Ho "scoperto" il tuo blog per caso, partendo da un commento che hai lasciato ad una recensione del Petroliere, e devo farti i complimenti per questo interessante spazio web. Ci tornerò spesso.

Detto ciò, riguardo il film concordo pienamente con te. Ed è un vero peccato che sia stato sviluppato in questa maniera, perché aveva grandi potenzialità.

Ciao,
Mr. Hamlin
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#4   03 Marzo 2008 - 15:45
 
Grazie mille dei complimenti e grazie mille di esser passato di qua. ;)
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