11/03/2008 | di Alberto Di Felice
L'ultimo spettacolo**** Il bellissimo film di Peter Bogdanovich mi riconduce nella memoria una pletora di sensazioni. È un mondo che non ho conosciuto, ovviamente, ma è anche un mondo di figurazione col quale sento come di dover prendere un appuntamento. Attraverso il cinema che racconta vite, non una storia, in bilico fra epoche, su una frontiera fanciulla quanto in stato di chiusura. Bogdanovich, padre americano di un'opera di riscoperta ed analisi, le fonde viventi con rigore affettuoso.

Le figure più acute del film sono quelle femminili, verso le quali la simpatia del regista si mostra come vera e propria articolazione di scelte incolpevoli. C'è Jacy, ad esempio, indimenticabile Cybill Shepherd debuttante, la preferita (e vorrei ben vedere) dei ragazzi di Anarene; sua madre Lois (Ellen Burstyn), che la conosce come la sua biancheria intima in quanto vent'anni e poco più prima la preferita dei ragazzi di Anarene era lei; e poi c'è Ruth (Cloris Leachman), che al contrario delle altre due non è più (o non è mai stata) il massimo dello schianto e del fascino.

Sono loro gli specchietti di bellezza della cittadina, tanto che sembra abbiano scelto tutto, per Jacy e Lois finanche spregevolmente. In realtà, la scelta non gli è stata mai data. Ad Anarene mancano gli uomini, agli uomini mancano le donne. E tra un po' mancherà anche il cinema Royal nel quale riempire il tempo della giovinezza, sommersi nella noncuranza di un paesino dove le alternative sono molto limitate. Come i ragazzi e le ragazze, i furgoncini ed i motel.

Gli uomini principali del film sono a loro volta tre. I giovani Sonny (Timothy Bottoms) e Duane (Jeff Bridges), ed il loro padre putativo Sam il leone (Ben Johnson). Anche in loro si presenta la Anarene spezzata nei vasi ancora comunicanti del tempo, ma lo sguardo di Bogdanovich si fa più accorato e tragico, passando per delle morti e per la realizzazione disillusa di una fine.
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