13/03/2008 | di Alberto Di Felice
Il romanzo di Mildred*** Il titolo italiano è una di quelle piccole intuizioni, probabilmente involontarie, che la nostra distribuzione ha prodotto negli anni. Di fatti la cosa più interessante del film di Michael Curtiz (che in originale, Mildred Pierce, mantiene comunque un suo bel perché, ristabilendo il cognome del primo marito) è l'utilizzo della narrazione della protagonista interpretata da Joan Crawford, che gioca sull'accostamento fra il melodramma ed il noir. Se i due generi sembrano abbastanza nettamente delineati, con i flashback-mélo ed il tempo presente del racconto noir, molti elementi contribuiscono ad una loro delicata risistemazione.

Per cominciare, protagonista e narratrice è appunto una donna, la cui analessi fa piombare il film dagli scuri toni del mistero sul delitto ad una scena casalinga subito distrutta da dinamiche che verranno meglio delineate nel prosieguo, sfumando il confine fra noir e mélo. Il film omette di far riferimento alla vicina attualità (l'assenza maschile per la guerra e il lavoro femminile) per costruire una sorta di parabola parallela, con al centro la "punizione" dell'ossessione di una madre per la figlia —che è ossessione dell'autonomia finanziaria e quindi sociale— e il sacrificio dell'unità familiare che questa comporta.

In questo schema si rinnovano dislocati molti loci del noir, quasi perversi dalla narrazione femminile. Il fatto più evidente è la presenza di una femme fatale lolitesca, la figlia Veda (Ann Blyth), che imbosca un sottotesto incestuoso con lo sguardo maschilizzato della madre. La figura femminile è dunque al tempo stesso, sadisticamente, vittima ed artefice della sua disgrazia, e sul suo racconto gravano le occhiate realmente e segretamente onniscenti e ammonitrici dell'ex-marito (Bruce Bennett) e dell'ispettore che la interroga (Moroni Olsen).

Il film, tuttavia, fraziona il suo punto di vista soprattutto per la caratterizzazione in negativo delle figure maschili, e per l'espediente della doppia narrazione —per il quale rinvio al discorso di Wood su Lettera da una sconosciuta— che disturba la stessa ammissione incondizionata del senso di colpa di Mildred, alla cui creazione hanno contribuito un ambiente, attori e categorie smascherati dal proprio squallore.
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