15/03/2008 | di Alberto Di Felice
Michael Clayton**½ Decisamente soddisfacente l'esordio alla regia dell'ottimo sceneggiatore Tony Gilroy (L'ultima eclissi, L'avvocato del diavolo, i tre Bourne). C'è quello che ci si aspetta da un buon narratore, e Gilroy ci fa vedere di saperlo essere in entrambi i frangenti. È dunque un film narrativo in senso letterale, un film di genere (legal/action thriller "di denuncia", più legal che action; ma forse soprattutto uno human thriller) che sa esporre per prima cosa una storia amministrando lo spazio-tempo, ma senza ridurre il tutto alla semplice meccanica.

Dicevo che è più uno human thriller, e la cosa è abbastanza evidente nella modestia della parte di denuncia. Il centro di questa è presto scoperto, e non è granché complicato da afferrare. Gilroy dunque non ci si sofferma molto, non c'è una "predica" annessa. Per di più anche gli sviluppi drammatici, specie quelli legati alle malefatte della multinazionale U/North per far fuori i suoi custodi, non sono certo sorprendenti, e per certi versi sono anche scontati: Clayton sembra decisamente più sorpreso di quanto possiamo essere noi nello scoprire che questi signori non hanno scrupoli a far secco chi li disturba.

Viene invece rinsaldata la natura di "termometro" umano dell'indagine, attraverso un bel lavoro di costruzione dei personaggi incentrato su una schizofrenia pervadente. Il lungo primo piano finale su Clooney, nel taxi, conclude il film dritto sulla faccia del protagonista, sulla quale vediamo non tanto un senso di liberazione per la "buona azione" quanto finalmente l'espressione della nevrastenia latente del mondo corporate del quale è sempre stato scagnozzo.

Arthur Edens (Tom Wilkinson) è evidentemente il personaggio cruciale, nel quale la coincidenza di nevrosi e soggiogamento viene significata dalla rinuncia volontaria alla chimica, un medicinale che inquina la psiche come la chimica della U/North inquina le acque —la stessa Karen Crowder (Tilda Swinton), d'altronde, ci rimette la salute. E, cosa della quale mi sono un po' innamorato, il personaggio è reso più malinconico e romantico perché il suo atto di ribellione è assieme un atto d'amore fisico e totale, di quelli che si direbbero di spoliazione cristiana, altruistico non meno che egoistico —come se dicesse: «Mi son rotto di avere l'ulcera per fare gli affari di questi porci: voglio scopare con la donna che amo».
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