19/03/2008 | di Alberto Di Felice
*½ Il vero tributo all'estetica "grindhouse" l'ha fatto Robert Rodriguez. Qui la pellicola è rovinata non perché ci sia un motivo proprio, come succedeva nel gemello di Tarantino, che è davvero di tutt'altra pasta, ma semplicemente perché su di essa è impresso un film della peggior specie, proiettato da un proiettore scassato, visto da un pubblico di bocca buona. Dateci la danza di Rose McGowan, insomma, e le gambe distese accoppiate della due baby-sitter sul divano: è questo che vogliamo, noi ometti.Oltre a Bruce Willis con ingresso trionfante, pausa magniloquente e battuta cult: «Where's the shit?». Mi spiace solo di averlo visto da solo nel mio salotto di casa: in sala, son sicuro, in quel momento sarebbe esploso il pubblico in tripudio, e io invece mi son ritrovato da solo ad incitarlo almeno mentalmente —«Dai, fammi sentire una battuta memorabile, oh mio modello di vita: qualcosa del genere "Sì: merda cazzo porca, esatto"».
È un tributo, vero, ma gli manca ciò che rende un tributo sensato: c'è poca sincerità. O meglio, c'è poca consapevolezza di quello che il mondo omaggiato significa per sé. Al contrario di Tarantino, Rodriguez non riflette su quello che la visione alimentare di questo cinema ha rappresentato per il proprio percorso artistico. Anche perché non c'è poi molta differenza fra i modelli e il punto dove infine Rodriguez è giunto: il suo cinema è un giocattolo (si potrebbe argomentare che gli Spy Kids sono la cosa che gli è riuscita più genuina), una replica ben montata.
Rodriguez non va dal tramonto all'alba ma dall'alba (neppur tanto luminosa) al tramonto. Non c'è sapore di "verità" in questo film, perché Rodriguez non manipola dall'interno la forma di partenza per farci vedere dov'è arrivato lui, il suo cinema, e quindi dov'è arrivato il mondo che ci interessa, cioè quello che vede lui. Questo nonostante situi la sua storiella in un Texas rétro-contemporaneo di bifolchi e faccia riferimento all'Afghanistan. Ha solo scritto, diretto, fotografato e montato una storiella "grindhouse", che fa di un'ironia utile a sottolineare l'operazione (non che abbia riso molto, fra l'altro) l'unica forma d'intelligenza.
















