13/04/2008 | di Alberto Di Felice
** [6½] Strano scorrere l'elenco dei produttori di questo film scritto e diretto da Michael Davis—del quale ho visto solo il non memorabile 100 ragazze—e non trovare il nome di Luc Besson. La sua formula a base di action e commedia non è infatti per nulla lontana dal proverbiale mix del francese, dal quale finisce per ereditare punti di forza e di debolezza.Fra i primi, la ghiottoneria di un intreccio strenuamente buffonesco, con un'azione torrenziale e personaggi-tipo insidiosamente catchy. Abbiamo dunque un Clive Owen killer solitario e burbero, ma con princìpi, come un Jean Reno; e abbiamo una donna-angelo (sotto la scorza di puttana allattatrice, in omaggio alla capacità svezzatrice della formosa tetta italica, ben conosciuta ed apprezzata nel nuovo mondo fin dal secolo diciannovesimo; Monica Bellucci fa onestamente la sua figura, per quel che le spetta e che può—apprendiamo che nella versione italiana si doppia purtroppo con accento partenopeo: facciamoci del male) che accudisce il bambino "quinto elemento" del futuro. Come collante, un ginepraio di ammiccamenti a base di temetti ricorrenti: carote, sparatorie, bambino da recuperare come fosse un pacchetto, moglie del gangster con vita privata oberata dal lavoro (Paul Giamatti) al telefono, e via discorrendo.
Fra i secondi, il rovescio della medaglia, il rischio di sovraccarico e ristagno, quasi connaturato ad una concezione macchiettata dell'opera filmica, narrativamente troppo azzardata per quanto mai realmente incoerente e praticata sul filo di una incantata, beffeggiante—e anche un po' sempliciotta—filosofia. Si rintracciano neanche granché velati j'accuse al sempreverde connubio (e ricatto reciproco) fra politica e business, cementato fra gli altri dal secondo emendamento della Costituzione americana giustamente preso di mira, e uniti per l'occasione alle nuove preoccupazioni in odore di eugenetica.
Questo quadro di fondo, non nuovo ma ben rinnovato, di una visione anti-corporate e anti-politica, con una piccola famigliola non convenzionale che tenta di scappare da entrambi i mostri, evita il pericolo di indifferenza critico-ideologica (qualcuno potrebbe aver da ridire sul fatto che il politico in questione sia un front-runner democratico—anziché, come sarebbe più naturale pensare, repubblicano—per la candidatura alla presidenza; ma non è difficile pensare che la cosa sia un sotterfugio fintamente bipartisan) grazie allo spirito dilettevole dello sgangherato genere, che può ben servire, per quanto sostanzialmente alla buona, un po' di food for thought dentro un innocuo divertimento.
pubblicata su Cine Zone
















