22/04/2008 | di Alberto Di Felice
Il restyling di questo blog è stato determinato principalmente da un cambiamento di "linea editoriale". Ho deciso di smetterla con le più o meno brevi (e anche un po' inutili) recensioni di (quasi) tutti i film che vedevo o rivedevo, mantenendo solo le nuove recensioni che scrivo per Cine Zone, e sperando per il resto di produrre non recensioni ma selezionate analisi (che, per schifo che possan fare scritte da me, spero siano comunque più interessanti delle mie recensioni) di film che mi sembrano offrire particolari motivi per farsi analizzare, in positivo o in negativo. Naturalmente, non ho smesso di veder film-- Questa nuova categoria di post si limiterà ad aggiornarvi esclusivamente sui film di produzione recente—limitandosi quindi a quanto uscito nelle ultime stagioni—che ho recuperato in home video, riportando semplicemente i voti (oltre alle classiche stelline, da oggi troverete anche i voti numerici, che ho sempre detestato, fra parentesi quadre) ed un succintissimo commento. Questo primo post è particolarmente voluminoso, dato che ho un arretrato. Trovate i film in ordine di gradimento.


PalindromesPalindromi (Todd Solondz, 2004) ***½ [9+]

Solondz è un accorato umanista, e questo è uno dei film più intensi che vedo da tempo. Che non sia stato distribuito nelle nostre sale—non che in America le cose sian state più rosee, in ogni caso—non dovrebbe sembrar strano, e la circostanza mi ricorda il trattamento scellerato riservato a John Sayles, il cui stupendo Casa de los babys cadrebbe a fagiuolo. Comprensibile che sia così, perché un film che penetra l'alterità palindroma dell'essere mette paura: non c'è certezza della colpa da gettare sul colpevole, ma solo scura e dolce pietas.

Fast Food NationFast Food Nation (Richard Linklater, 2006) *** [8]
 
Linklater ri-esplora un'America persa, multinazionale in quanto multietnica e sfruttatrice, anche e soprattutto dei suoi proletari da grandi catene in serie. L'America si siede ogni giorno e mangia felice e soddisfatta la propria merda. Preciso che io adoro il cibo da fast food: bastardi. Un film agghiacciante, che fa entrare in un mattatoio costringendo a leggerne i plurimi macelli di animali, persone, spettri di libertà. E dice che le mucche non vogliono uscire dal recinto, come Don Anderson (Greg Kinnear) che manda giù il boccone e si rimette al lavoro. Non è Ken Loach, ma potrebbe esserlo (anzi, è anche meglio).

Ti va di pagare? - PricelessTi va di pagare? – Priceless (Pierre Salvadori, 2006) *** [8=]

Intelligente commedia con retrogusto amaro, con fine e malinconico sapore di classicità, perfettamente risolta fra le necessità della trama, l'attenzione alla caratterizzazione, gusto non solo estetico, e sottotesti sulla società della ricchezza e dell'immagine, ma soprattutto sul vano desiderio dell'uomo comune di imitare volente o no una visione della vita, dentro il piccolo e luccicantissimo mondo della Costa Azzurra. E Audrey Tautou non è carina: è conturbante.

Lo spaccacuoriLo spaccacuori (Bobby e Peter Farrelly, 2007) *** [8=]

Altro colpo dei Farrelly, che sono nel loro territorio in un'altra commedia romantica, degna erede del genere screwball, nella quale le nevrosi ed i perbenismi dell'America contemporanea vengono intercalati nella storia dell'uomo medio senza palle o pregi all'inseguimento della donna che ha entrambe queste qualità—e del matrimonio. Credo di essermi ufficialmente innamorato di Michelle Monaghan.

Rosso come il cieloRosso come il cielo (Cristiano Bortone, 2005) *** [8=]

Bellissimo il film di Bortone, che se comprensibilmente nel prefinale cade un po' nella concitazione, regala un'opera commovente sull'infanzia e soprattutto sull'immaginazione, sfuggendo ai ricatti del poetico spicciolo ed espositivo con grande naturalezza (Luca Capriotti e Francesca Maturanza sono meravigliosi), e ancor meglio regalando un piccolo saggio sul cinema come montaggio di idee visive e sonore. La sequenza della recita, col montaggio parallelo che intervalla i carrelli lungo le stanze vuote dell'istituto alle immagini quasi trasfigurate del piccolo palco dove si esibiscono i ragazzi, è uno dei momenti più alti prodotti di recente dal nostro cinema.

Hot FuzzHot Fuzz (Edgar Wright, 2007) **½ [7½]

È nato un filone pressoché geniale, il parodico film di genere dei mostri del regno di Sua Maestà. Dopo Shaun of the Dead, Wright & co. centrano ancora una volta il bersaglio in questo ritratto di campagna—ricorda un po' Wallace & Gromit—della notoria doppia morale anglosassone, fra town council e parish, con neanche velati riferimenti all'ossessione di controllo che ha disseminato di telecamere di sorveglianza ogni piccolo centro del Regno Unito—per tacere delle ronde di volontari che stanno prendendo piede anche da noi. Scalmanato finale da Far West: si salvi chi può.

Giorni e nuvoleGiorni e nuvole (Silvio Soldini, 2007) **½ [7+]

Il precariato nella famiglia borghese, quotidiano e discesa negli inferi, l'impossibilità di ritrovare una propria dignità nel meccanismo che ha termini diversi per definirla—if any. Un uomo che se ne fa carico e la sopporta umiliando la sua stessa comprensione della sua vita fino a quel momento, nei rapporti interni ed esterni alla sua famiglia, nel realizzare il termine "scelta" quale libertà, solidarietà, come guadagnarsi il pane. Gran cast, e grandissimo Albanese.

La leggenda di BeowulfLa leggenda di Beowulf (Robert Zemeckis, 2007) **½ [7+]

Rilettura-stravolgimento della leggenda, molto ironica ma soprattutto scura a mo' di incubo proiettato in avanti nei secoli, sulle origini del Male, la grettezza e futilità dei valori tradizionali, la colpa dell'uomo (inteso come maschio) alla ricerca dei "gioielli di famiglia" per proiettare il proprio potere sulla donna e il trasferimento di sé nella prole. Qualcosa di realmente sorprendente nel tono e nelle letture. Evidentemente Roger Avary non è stato co-autore (con Neil Gaiman) della sceneggiatura a vuoto.

Il caso Thomas CrawfordIl caso Thomas Crawford (Gregory Hoblit, 2007) **½ [7]

Buona pellicola di genere, ben gestita da colui che ormai è uno specialista. Due ottimi interpreti, Anthony Hopkins e Ryan Gosling, in un discretamente teso scontro sull'orgoglio, racchiuso in un classico uxoricidio, nonché sui sistemi di potere e di giustizia. Il finale potrebbe sembrare accomodante e risolutivo, ma la scelta di chiudere prima di vedere in effetti come va a finire è azzeccata, e lascia intuire che lo sguardo è sempre critico nonostante quella che sembra un'imposizione da studios.

Molto incintaMolto incinta (Judd Apatow, 2007) ** [6+]

Apatow ormai ha una ricetta e la rinnova in un modo gradevole, tutto di superficie, puntando sull'empatia da parte maschile, della quale riflette i giustificabili ma pigri turbamenti di vita, nell'ennesima storia dell'uomo grande e grosso che non vuole crescere. L'amore e la figura femminile sono, nonostante il linguaggio tendente al vero (come se la cosa fosse un pregio) e un po' di colore sessuale, null'altro che angeli che ti cullano (e ti scopano) dicendoti che va tutto bene, che c'è qualcuno che ti ama e che crescere vuol dire trovare l'amore in loro—cioè, nella mamma con le tette
che sono loro. Un po' antiquato, e volendo sempre vero: potendo firmare, chi di noi maschietti non firmerebbe? Rimane la domanda: io sono davvero questo coglione? Per fortuna no, quindi—cordialmente—Apatow può intrattenermi con le sue menate di vita per (ben) due ore, ma poi se ne può tranquillamente andare a farsi benedire.

Il diario di una tataIl diario di una tata (Shari Springer Berman e Robert Pulcini, 2007) ** [6+]

Nonostante rinnovino il meccanismo grafico-narrativo del precedente—e molto bello—American Splendor, i due registi/coniugi non sono granché in controllo dell'intreccio, o almeno non lo sono fino alla fine, e in ultimo svaccano senza porsi le necessarie preoccupazioni nella redenzione della mamma cattiva e frustrata. Che ci poteva stare, ma si poteva avere un po' più di stile e magari un po' meno fretta. Nulla di tragico, comunque, però ne risulta troppo svilita la parte sociologica, che ha guidato col giusto wit la pellicola e che sarebbe l'unica cosa realmente interessante.

Correndo con le forbici in manoCorrendo con le forbici in mano (Ryan Murphy, 2006) ** [6]

Fanatico capitolo della scoperta dell'individualità e dell'omosessualità, dipinta schematicamente come ribellione alle continue stranezze che circondano il protagonista (esattamente come in C.R.A.Z.Y. di Vallée, che comunque era un film anche sensibilmente migliore). Brian Cox potrebbe anche far crepare dalle risate, mentre Annette Bening può purtroppo approfondire all'ennesima potenza il suo personaggio esagitato di American Beauty. Chi mi conosce dovrebbe essere al corrente della mia smodata passione per Evan Rachel Wood, e infatti concludo—è la terza volta in questo post che cado in tentazione, e francamente mi sarei lasciato andare anche con Katherine Heigl—commentando sulla sua straordinaria bellezza.

Number 23Number 23 (Joel Schumacher, 2007) []

Il mio amico Emanuele Rauco mi ha fatto notare, riportando su un forum un'interessante osservazione di qualcun altro, che per puro caso anche la frase «Mi sono fracassato le palle» ha 23 lettere. Io le palle non me le sono fracassate, perché il film di Schumacher non inizia né si sviluppa male (bene fotografia e diligente montaggio), ma alla resa dei conti non ha una cavolo di idea seria sul cavolo di punticino che vuol fare. Ammesso che ci sia bisogno di fare un punticino. Il punto che fa, sulla giustizia e la famigliola fuori che aspetta, non è il massimo. Però il film nel complesso mi è sembrato quasi reggere.
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Commenti
#1   22 Aprile 2008 - 13:03
 
Di questi ho visto solo: Hot fuzz, Giorni e nuvole, Il caso Thomas Crawford e Correndo con le forbici in mano e devo dire che sono sostanzialmente d'accordo con tutte le tue mini-analisi (tra l'altro scritte davvero ottimamente). Solo che a Il caso Thomas Crawford avrei dato mezzo voto in meno e a Correndo con le forbici in mano un voticino in più, ma sono solo quisquiglie ^^
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#2   22 Aprile 2008 - 16:38
 
troppo generoso con il caso tomas crawford, la leggenda di beowulf, diario di una tata e number 23!!!
correndo con le forbici in mano, invece, a me è piaciuto...
mario
utente anonimo

#3   22 Aprile 2008 - 20:39
 
E' anche vero che tu sei uno che lancia i 2 e i 4 ogni volta che può, ci ricavi proprio gusto-- ;)

@Ale55andra: sempre troppo buona con me--
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#4   23 Aprile 2008 - 15:22
 
Non è buonismo, è sincerità ^^
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