29/04/2008 | di Alberto Di Felice
L'altra donna del Re**½ [7] C'è del polso nel film di Justin Chadwick, adattato dal romanzo di Philippa Gregory dal Peter Morgan già autore de L'ultimo re di Scozia e del The Queen di Frears. Liquidato fegatosamente da buona parte della stampa anglo-americana come un drammone con storiella pruriginosa da soap opera televisiva—dal romanzo era d'altronde stata precedentemente tratta una fiction per la BBC; per di più, Chadwick viene proprio dalla televisione—, ricostruisce i gineprai della corte inglese del sedicesimo secolo, punto storico nodale per le sorti del paese, fronteggiandoli liberamente entro una struttura di scontri a più livelli, e attraverso di essa componendo un affresco—critico anziché storico—alquanto tempestoso.

Riassuntivo di tutti questi livelli è quello banalmente definibile come scontro di caratteri fra le due sorelle della famiglia Bolena, la maggiore e meglio nota alle cronache Anna (Natalie Portman) e la minore e più bella Mary (Scarlett Johansson). Fra le due fanno capolino stati d'umore complessi, divisi fra l'attaccamento e la fedeltà l'una all'altra, e di riflesso alla famiglia, e un istinto di ripugnanza e ribellione soprattutto da parte dell'impaziente Anna. Il rapporto fra di loro è naturalmente il nucleo del film, e viene profilato soprattutto per deduzione, a rilevare dunque la loro soverchiante affinità, narrando per ellissi le imposizioni che gravano su entrambe piuttosto che facendo ricorso a introspezioni psicologiche.

È soprattutto nella figura di Anna, nonostante il titolo che farebbe intuire una predilezione per Mary, e nonostante ci sia comunque un sostanziale equilibrio fra le due protagoniste, che viene riflesso l'afoso disdoro verso la sordida morale maschile che guida sia le scelte di convenienza della famiglia Bolena, sia l'affannosa ricerca di un erede maschio—e della propria alterigia virile di Stato—di re Enrivo VIII (Eric Bana). Difatti la sequenza conclusiva del film ci mostra, in successione in una serie di dissolvenze incrociate, i tre uomini il cui dominio è stato l'unica vera macchina della vicenda—il padre interpretato da Mark Rylance, lo zio macchinatore duca di Norfolk di David Morrissey, e il Re—come a metterli fra parentesi con le didascalie che li condannano inesorabilmente.

Le ultimissime immagini in coda alla sequenza mostrano invece la piccola Elisabetta, figlia di Anna, sottolineando beffardamente che l'erede forte del quale il Re era alla ricerca in effetti ci sarà, ma in una donna. E qui, se in molti hanno pigramente visto solo un furbetto ammiccamento ai due Elizabeth di Kapur, la pellicola si dichiara apertamente ed orgogliosamente femminista. Si potrà notare a tal proposito la felice scelta delle belle interpreti (che tuttavia non mancheranno di generare commenti negativi ed antipatie, come è sempre stato), delle quali possiamo ricordare due film, molto diversi eppure in vario grado di parentela "rivoluzionaria" con questo, come V per vendetta per la Portman e La ragazza con l'orecchino di perla per la Johansson. Senza dimenticare, per quest'ultima, la sua partecipazione al velenoso trittico inglese di Allen.

pubblicata su Cine Zone
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Commenti
#1   29 Aprile 2008 - 12:50
 
Insomma, dopo l'iniziale intenzione di andare a vederlo, ero stata colta dalla voglia di scansarlo...adesso mi sa che mi ribalti le aspettative.
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#2   29 Aprile 2008 - 12:54
 
Mah, non so: a molti ha fatto schifo--
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#3   30 Aprile 2008 - 15:21
 
Infatti, ho notato...boh? Vedrò...
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