15/05/2008 | di Alberto Di Felice
Caccia spietata*** [8=] Seraphim Falls si apre e chiude lungo l'asse fra cielo e terra, spostandolo all'interno del quadro. Inizia con una panoramica ondulata dall'alto, fra le montagne innevate che lo dominano, chiudendo l'inquadratura e con essa i due personaggi Gideon (Pierce Brosnan) e Carver (Liam Neeson) in una ricerca e fuga muta ed ossessionante, sotto un cielo ripreso dal basso di nubi rinserrate fra fronde di abeti: corporei, contrapposti. Finisce con un campo lunghissimo, negativo-controcampo assolato da piana arida a montagne brulle in sfondo, appiattite a meno della metà delle verticale, in un quadro ormai allungatosi all'orizzonte in grandangolo: placati, verso concordi mete scisse.

Il soprendente e nascostissimo film (balzato ormai in buona parte del mondo, pessima fortuna distributiva—noi non siam da meno, tanto che in pochi si sono accorti sia uscito—, sugli scaffali dei videonoleggi) dello sconosciuto David Von Ancken (svariati episodi di telefilm alle spalle), inserisce una concretissima poetica del surreale in un western dal tempo inqualificabile, interno ed esterno, ansimante di silenzi e velami, contatti minimali fra elemento umano e naturale, neve e roccia, acqua e terra. Disarmandovi la vendetta all'incrocio dello spettacolo, unguento di vita.

La messa in scena entra fuori dai denti, alla fine di questo film, dentro l'inseguimento che si è dato per scontato, nel quale il classico gioco di oggettiva-soggettiva segnalava direzione ed oggetto, a risvegliare dalla disattenzione la visione dei personaggi. Prima segnati da spostamenti sull'asse ad avvicinarsi ed allontanarsi dall'azione, occupati rispettivamente a scappare ed inseguire; poi sorpresi come noi alle spalle dalla mini-carovana circense di una fattucchiera-miraggio (splendida Angelica Huston), contro-angolazione affabulatoria di quell'azione arrivata alla resa dei conti finale.

Ecco dunque Gideon e Carver rialzarsi dalle screpolature della terra, e poter finalmente guardare oltre la tappa vicina, l'annullamento reciproco, col cielo che si apre davanti a loro. Esattamente quando si sono tirati su, improvvisamente scavalchiamo la linea dei 180° per raccordarci dall'altra parte dell'asse, includendo ora nel quadro i due e l'intero sfondo aperto; tornati a quest'inquadratura dopo due campo-controcampo sui personaggi, un altro raccordo sull'asse ce li mostra assieme in figura intera, mentre Gideon estrae il suo pugnale—suspense—per piantarlo definitivamente a terra.

Infine, per magia filmica detta dissolvenza incrociata, arriviamo sul campo lunghissimo finale del quale già si è detto, in cui una leggerissima panoramica a sinistra contrasta quella a destra dell'inizio, e i due si dissolvono (altra magia, dissolvenza incrociata mentre si allontanano) lasciando solo quel coltello piantato. Zero parole, quello che suol dirsi "cinema allo stato puro". Ottime la fotografia di John Toll e la score di Harry Gregson-Williams, entrambi impegnati nei rispettivi comparti anche nel bellissimo Gone Baby Gone di Affleck.

pubblicata su Cine Zone
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Commenti
#1   15 Maggio 2008 - 15:02
 
me manca...
un saluto
cla
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#2   15 Maggio 2008 - 23:29
 
Credo manchi un po' a tutti tranne a me e qualche altro sfigato-- Se serve ribadirlo, val la pena andareselo a cercare, prima o poi e con qualunque mezzo-- ;)
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