17/05/2008 | di Alberto Di Felice
Alla scoperta di Charlie** [6+] È comodo partire da Alexander Payne—che, saprete tutti, è quello di Sideways—per parlare del film dell'ignoto débutant Mike Cahill. Viene infatti naturale pensare, foss'anche solo perché si sa che Payne ne è produttore, che Cahill si sia scritto la sceneggiatura partendo proprio da un'idea del cinema del natio di Omaha, figurandosi quale perdente da compiangere si potesse porre al centro di un viaggetto di sopravvivenza. Cahill infatti scrive una buona sceneggiatura, con quell'equilibrio e quella stoccata di figurazione richiesti da tal produzione indie. E che purtroppo ha anche l'aspirazione di dire un po' troppo da sé.

La stoccata consiste nel fatto che la ricerca dei dobloni d'oro da parte del pazzo papà Charlie (Michael Douglas) è in realtà un'acuta planimetria della (ri)edificazione commerciale del caro vecchio Sogno Americano, con per ascendente gente fra i primi avventurieri di California, i missionari spagnoli di padre Juan Florismartes Torres. Si risale fino al 1600, ma in realtà si aspira ad andare giusto qualche decennio indietro, quando il più ricco stato dell'unione era ancora "vergine". A Charlie e Miranda (Evan Rachel Wood) basta ricordare che pochi anni prima attorno alla loro casa non c'era quell'invasione di cantieristica residenziale che c'è adesso.

La terra dell'oro spogliata di ogni fascino, con quei teloni di plastica che la fanno sembrare una discarica stesa ad ammuffire a cielo aperto, e un barbecue in cui i modelli da spiaggia sono rimasti a casa lasciando il posto a dei miserandi poco depilati, flaccidi, decisamente unappealing, estremamente gross. Cose rimaste da fare in questa terra spogliata: se si è figlie, abbandonare la scuola, lavorare da McDonald's («Welcome to McDonald's») e comprare coi risparmi auto di -xª generazione su eBay; se si è padri, fingere di avere un'intervista di lavoro da Applebee's per impressionare favorevolmente la figlia che lavora da McDonald's («Welcome to Applebee's»?) e munirsi di metal detector, ruspa e trapano per recuparare finalmente l'oro del quale la terra è stata spogliata. Naturalmente, per gli altri è lui il pazzo.

Così questo film ha attimi in cui squarcia letteralmente la prospettiva: ci si ritrova a tradimento su un campo da golf inizialmente mimetizzato nel racconto di padre Torres, una natura perfetta si manifesta sottosopra, tosata e riassemblata; si ascolta la descrizione schifata e poco caritatevole degli allora selvaggi e nel frattempo, a tradimento, si osservano miserandi in lardo odierni dimenarsi convinti di esser civili; e si scopre che le catene (infine la grande distribuzione: «Welcome to Costco»?) hanno incatenato gli uni e gli altri fregandosene di dove poggiano i piedi.

Eppure, nonostante la descritta e volendo anche illuminante stoccata figurativa (in conclusione arrivano anche i cinesi, sottolineatura—che forse va oltre quello che ci si può permettere—della vittoria del "pazzo"), a Cahill manca proprio la sensibilità estetica—diciamo pure lo stile—per poterla sferzare in modo più memorabile di un modesto prodotto da home video. Al di là di quei pochi attimi si naviga in acque piattamente medie, e anche narrativamente ci si accontenta di un risaputo rapporto padre irresponsabile-figlia responsabile da riallacciare. Anche se Douglas ha una barba irresistibile, e Evan Rachel Wood dovrebbe ormai aver convinto tutti.

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Commenti
#1   17 Maggio 2008 - 15:34
 
Anche se Douglas ha una barba irresistibile, e Evan Rachel Wood dovrebbe ormai aver convinto tutti.

Ecco è quello che mi ha fatto decidere di andare a vederlo...nonostante avessi comunque subodorato tutto quello che hai scritto tu ^^
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#2   18 Maggio 2008 - 09:37
 
Hehe, quella barba è impagabile-- ;)
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