10/06/2008 | di Alberto Di Felice
L'anno in cui i miei genitori andarono in vacanza [5] Nel film di Cao Hamburger (il cui Il castello di Ra-Tim-Bum da noi si è visto solo in tv e home video) la camera inquadra spesso da dietro qualcosa: un portone, una finestra, un tavolo, una sedia, un cancello. Sembra lo sguardo di desaparecidos, esiliati brasiliani che pedinano il dodicenne Mauro (Michel Joelsas) non facendosi vedere. Intanto Mauro, che di domande può porsene poche, aspetta nella casa del nonno defunto (Paulo Autran) la telefonata dei genitori “scomparsi in vacanza” (Simone Spoladore ed Eduardo Moreira), e che torni il Maggiolino su cui se ne sono andati.

È così che Hamburger determina il suo punto di vista sul narrato, un'estate di crescita con occhi invisibili ai lati che premono su quella stessa crescita, quasi spingendo ciò che è più vicino a Mauro a farsi in qualche modo sostituto affettivo e culturale. Dunque, se i genitori ed il nonno sono assenti, Mauro trova un nonno sostituto (Germano Haiut), che—probabilmente proprio come sarebbe stato anche per il nonno vero—non è troppo bravo ad occuparsi da solo di un bambino; poi altri bambini (Hanna, Daniela Piepszyk) e le prime cotte (la barista Irene, Liliana Castro); la prima conoscenza con l'ebraismo; i mondiali che si stanno giocando.

Hamburger, con gli altri sceneggiatori, presenta insomma un racconto che fa appello al negativo (si veda in particolare l'azzeccato finale), bilanciando l'esperienza superficiale di Mauro e del paese (il calcio come collante delle varie comunità, etnie ed ideologie) con quella contemporanea esperienza di violenza e rimozione forzata che si andava sviluppando, e che noi come i bambini non vediamo se non di sfuggita. Mauro e gli altri ragazzini che spiano sperando di adocchiare qualche nudità dal retro del negozio d'abbigliamento, in ogni caso con poca fortuna, sono quindi una chiara metafora delle realtà parallele del film.

Peccato che queste oneste idee non riescano a trovare particolare sviluppo, collocandosi sempre nel territorio di un racconto posato e flautato ma mai critico oltre un generico “abbasso la dittatura”, impegnato per lo più a descrivere qualche rapporto e turbamento d'infanzia secondo metodi narrativi tutt'altro che nuovi, comuni a tante pellicole à la Giffoni. Certo, le premesse sono appunto queste, ed il film non si può dire non vi rimanga fedele.

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Commenti
#1   10 Giugno 2008 - 12:37
 
il trailer mi aveva incuriosito moltissimo...
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#2   10 Giugno 2008 - 23:58
 
Me l'er imamginato un bel film. Peccato. Comunque non è ancora arrivato in zona. Se dovessi perderlo me lo vedrò (spero) sul DVD.
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#3   11 Giugno 2008 - 12:16
 
Beh, magari son stato io *troppo* scassamaroni. Cmq mi è sembrato un film stantìo, già visto, buonista ma non troppo.
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