11/06/2008 | di Alberto Di Felice
Bratz* [3] Bratz è a pieno titolo un saggio pubblicitario di sociologia pop fra la Mattel (o Micro-Games America Entertainment che dir si voglia) ed MTV. Sheri Linden dell'Hollywood Reporter l'ha definito appropriatamente una «multiculturale stravaganza musicale post-femminista per ragazzine di otto anni». Il target è proprio questo, infatti, e deve andarne pazzo. Nonostante le protagoniste inizino il film a 15 anni e lo finiscano a 17; d'altronde alle bambine bisogna fornire modelli da imitare, e imitare gente più adulta è ipotesi più comprensibile e attraente. Ma non abbiate paura dell'intervallo d'età segnalato: la durata è di quelle sopportabili, c'è difatti un bel salto in avanti di due anni che taglia via un bel po' di cose inutili.

Ritratto a grandi linee della gioventù americana nella scuola superiore americana: ferrea divisione sociale, con consorterie di membri gelosi chiaramente delineate quanto ad occupazioni ed abbigliamento; controllo para-carcerario dell'ambiente scolastico, con guardie di sicurezza private e vice-preside con auricolare che sembra la guardia del corpo personale del preside (che poi sarebbe addirittura Jon Voight); conflitto d'interessi palese e pacifico (preside e figlia del preside che fa il lavoro che dovrebbe fare il padre, e in più è alunna, sceglie i concorrenti e partecipa alla gara); presenza pervadente di attività strambamente curriculari (cheerleading; taglia e cuci; chimica di fuochi d'artificio; lezioni di scratch dal professore di musica nero; provini e realizzazione del talent contest annuale).

Caratteristiche salienti della quattro ragazze monelle: tutte le maggiori colorazioni della nazione (oltre ai colori caramellosi del film) sono rappresentate (abbiamo dunque una bionda all-American, una nera con occhi multicolore così è meno nera, un'asiatica mezzosangue così è meno asiatica, una latina ebrea che ha l'aspetto di una bianca qualsiasi così è meno latina ebrea—si capisce che è latina ebrea perché come mamma ha Lainie Kazan, che quando non è greca evidentemente è latina ebrea in quanto canta e balla “La Cucaracha”); possesso e libero sfoggio di iMac, usati principalmente come mezzo per videoconferenze fra amiche (non Messenger, né Skype: rigorosamente iChat); presenza di un solo genitore contemporaneamente nella vita di ciascuna. Oh: e shopping, e amicizia, e buoni sentimenti per il futuro.

Queste quattro ragazze, con i buoni ed i cattivi di questa scuola, portano letteralmente l'avvenire sulle proprie spalle: basti sapere che il liceo in questione si chiama profeticamente Carry Nation High School. Oltre al fatto che le amiche sono amiche, il film promette infatti una rosea carriera alle quattro fortunate amiche che rischiavano di separarsi a causa della diabolica divisione sociale nel microuniverso scolastico. Quale carriera? Una avrà una borsa di studio, perché studiare è importante (stranamente, la più secchiona è patita di matematica e chimica, ma la borsa di studio viene regalata alla calciatrice messa peggio col reddito di mamma, dato che in America la tenacia risolve ogni problema economico), e per tutte si aprono le porte del red carpet di MTV, che evidentemente Sean McNamara & Co. vogliono con mal nascosta limpidezza reclamizzare.

pubblicata su Cine Zone
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Commenti
#1   11 Giugno 2008 - 11:07
 
Marò!! Ma perchè sei andato a vederlo??
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#2   11 Giugno 2008 - 12:17
 
In realtà è stata una visione interessante--
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#3   11 Giugno 2008 - 16:31
 
Di solito questi tipi di film mi fanno addormentare. Per questo preferisco vederli sul DVD, in modo da non dovermi vergognare (di dormire). Ma prima o poi lo vedrò.
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#4   11 Giugno 2008 - 21:50
 
questo tipo di cose sono a dir poco vomitevoli. cmq ti faccio i complimenti per aver trovato la forza (o il coraggio) di andarlo a vedere :)
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#5   12 Giugno 2008 - 09:25
 
@Cinemasema: Beh, la vergogna fa parte del gioco: se vuoi vedere Bratz un po' devi provarne--

@brunez: Accetto i complimenti. Il mio coraggio è notorio, d'altronde :D
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