06/07/2008 | di Alberto Di Felice
Il diario di Jack** [6+] Difficile trovare gente realmente felice, soprattutto in quella città ragnatela un po' disorientata nella quale i talenti mordi e fuggi si sprecano, ossia Los Angeles. Lì la scrittura, di qualunque qualità, regna e sempre regnerà. Nel film di Mike Binder ci sono le due categorie degli aspiranti vincenti e di quelli che sembrerebbe ce l'abbiano fatta, e giustappunto nessuna delle due sembra esser soddisfatta. Nell'ultima rientra il protagonista Jack Giamoro (Ben Affleck), talent agent specializzato proprio in sceneggiatori, che di punto in bianco decide di cercar risposta facendosi insegnare da John Cleese come si scrive un diario. Un po' di rigore britannico, non c'è dubbio, potrà esser d'aiuto. Di questo rigore, invece, il film si disinteressa.

La stessa pellicola è di quelle tipicamente agli ordini della scrittura, dato che dobbiamo coprire un—non sempre propriamente sostenuto come avrebbe voluto il prof. Cleese—arco narrativo all'estremità finale del quale, con un po' di comprensibile programmaticità, il mondo di Jack dovrà trovare un'accettazione d'equilibrio. Al crocevia della sua vita si incontrano infatti—in virtù della regola incrementale secondo la quale è bene far succedere tutto nello stesso momento—professione e privato, visti tradimenti incrociati nelle due sfere, causando un ingorgo il cui punto di rottura viene fornito per ironia del destino proprio da un'outcast (Bai Ling) che vuol vendicarsi della poca attenzione riservatale dal Nostro.

Lo sceneggiatore/scrittore/attore Binder cerca di contenere il languido ed il pagliaccesco a breve distanza e successione l'uno dall'altro, faticando in effetti un po'. Si fa però anche qui venire in soccorso dalla scrittura, o meglio dal diario che il protagonista va scrivendo, facendo una disamina spazio-temporale (guarda caso, momento di mezzo è il furto del diario stesso) dei suoi movimenti su e giù per i suoi trascorsi, da ragazzo e durante i cinque anni di matrimonio con Nina (Rebecca Romijn, che in questo film appare con un po' di ciccia in più nei posti comandati—e direi che va molto bene così), mentre la storia procede.

Il film, come detto, viaggia in maniera mai troppo ispirata (fatta forse eccezione per la rocambolesca conclusione “Basic Instinct” in ufficio), non trovando una distintiva virtù nelle proprie discontinuità interne. La presenza di Affleck richiama in particolare un altro suo film, Jersey Girl, e sembra in effetti che Binder cerchi in alcuni frangenti di mimare le “irregolarità” frammiste a zuccherosità di Kevin Smith (c'è anche il marchio di fabbrica dell'umorismo lesbo, e se chiami Gina Gershon è anche inevitabile). Non mi sentirei di dire che la cosa gli riesca con troppo successo, considerando che già Smith si tiene affettuosamente a galla con difficoltà—diciamolo, Jersey Girl è talmente onestamente adorabile che si può detestare. Questo è un po' meno adorabile, e volendo esser cattivi altrettanto detestabile.

pubblicata su Cine Zone
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Commenti
#1   06 Luglio 2008 - 17:40
 
Che meraviglia: scopro ora che Cleese è ancora in attività!
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#2   07 Luglio 2008 - 09:07
 
la rece la leggo dopo il film.
binder però mi era strapiaciuto alla regia di reign over me. l'hai visto?
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#3   07 Luglio 2008 - 10:47
 
@contenebbia: Ebbenessì, ed è una goduria non indifferente.

@WilliamDollace: Sì, l'ho visto: oddio, strapiaciuto direi di no-- Ho apprezzato di più Litigi d'amore.
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#4   07 Luglio 2008 - 17:13
 
A me Reign over me è piaciuto oltre ogni limite. Chissà questo!
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#5   09 Luglio 2008 - 13:36
 
Anche questo purtroppo non ancora visto. Ma penso di vederlo, se non altro perché c'è Binder alla regia.
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